Pogacar si regala il poker e la doppietta Giro-Tour

Lo sloveno è insaziabile e ha una marcia in più: centra il quarto successo di tappa Domani potrà eguagliare Pantani che nel 1998 vinse le due corse più importanti
PARIGI. Il Cannibale del ciclismo è uno solo, Eddy Merckx, ma Tadej Pogacar sta mostrando la stessa insaziabile fame di vittorie del campione belga e urge trovare un appellativo degno delle sue imprese. Ormai in pieno controllo del Tour de France, la maglia gialla poteva accontentarsi nella tappa di ieri di tenere sotto controllo i rivali ormai allo sbando, Jonas Vingegaard e Remco Evenepoel, ma il suo istinto gli ha impedito di frenarsi e nella salita verso il traguardo di Isola 2000, in soli 7 chilometri ha recuperato due minuti di distacco dallo statunitense Matteo Jorgenson, ultimo superstite di un gruppetto di fuggitivi, andando a conquistare per distacco la quarta vittoria di tappa e prenotando il trionfo di domenica a Nizza. Lo sloveno ha di fronte un'altra dura tappa alpina, oggi, e la crono finale in Costa Azzurra, presentandosi con un vantaggio di 5 minuti sul danese Vingegaard e di 7 sul belga Evenepoel, arrivati ieri insieme sul traguardo a 1'42” di distacco. Solo una catastrofe potrà impedirgli di centrare la doppietta Giro-Tour, diventando il primo dopo l'impresa di Marco Pantani del 1998. Già il 2 luglio, nella prima tappa con arrivo in Francia dopo la partenza dall'Italia, Pogacar si era ripreso la maglia gialla per non lasciarla più, poi lo scorso fine settimana, con la doppietta sui Pirenei, ha prenotato la vittoria e ieri, col quarto successo, sempre in salita, ha chiuso i giochi, terminando la sua fatica sorridendo e mostrato la mano con quattro dita alzate. Di certo, Pogi era tra i favoriti alla vigilia, ma pochi si aspettavano un dominio così totale e una pressione continua e inesorabile sui rivali. La tappa di ieri ha offerto tre incursioni oltre i 2.000 metri, tra cui la vetta di La Bonnette, la strada asfaltata più alta di Francia, arroccata a 2.802 metri di altitudine. Ma questo non ha disturbato lo sloveno, che ha raggiunto la vetta con quattro compagni di squadra in un piccolo gruppo di favoriti, mentre davanti ha guadagnato un certo vantaggio un gruppetto con Jorgenson, Wilco Keldermann, Richard Carapaz, Jai Hindley e Simon Yates. Alla base della salita a Isola 2000, avevano un grande di vantaggio sulla maglia gialla, risultato però effimero a fronte del suo ritmo. L'ultimo ad arrendersi è stato Jorgenson. «Ho un vantaggio importante», ha detto lo sloveno, che risiede a Monaco, «domani (oghgi,nd) mi godrò la giornata sui miei soliti percorsi di allenamento, sperando solo che non mi succeda nulla».
Il teatino Giulio Ciccone (Lidl-Trek) perde due posizioni nella generale ed è decimo a 22’46” da Pogacar.
La 20ª tappa di oggio sarà di soli 132 chilometri, ma con ben 4.600 metri totali di dislivello divisi in quattro salite - Col de Braus, Col de Turini, Colmiane e Couillole - e con altrettante discese molto tecniche e pericolose. Normalmente, sarebbe una trappola per chiunque, ma a quanto pare sarà poco più di un allenamento per Pogacar.
Ordine d’arrivo: 1) Tadej Pogacar (Uae Emirates) in 4h04’03”; 2) Matteo Jorgensen USA (Team Visma) a 0’21”; 3) Simon Yates (Team Jayco AlUla) a 0’40”.
Classifica generale: 1) Tadej Pogacar (UAE Emirates) in 78h49’20”; 2) Jonas Vingegaard (Team Visma) a 5’03”; 3) Remco Evenepoel (Soudal Quick-Step) a 7’01”.
Angelo Caradonna

