Potì: zittiti gli scettici Capitanelli: che gruppo

6 Giugno 2019

Pescaresi alla final four: «Ecco come siamo rinati durante la stagione»

PESCARA. Molto sonno, tanta felicità dopo una notte magica e... qualche sassolino da togliersi dalla scarpa. L’Amatori è al settimo cielo dopo la qualificazione alla final four dei play off di serie B. Aspetta la vincente di Paffoni Omegna-Flavor Milano, in programma sabato sera per sapere chi affronterà il 15 giugno a Montecatini. Quattro squadre per tre promozioni e magari la quarta salirà lo stesso in A2 visti i club in difficoltà che rischiano l’esclusione. Ma questi sono altri discorsi. Il centro Andrea Capitanelli e l’esterno Alessandro Potì, protagonisti della diretta Facebook nella redazione del Centro e disponibile sul sito www.ilcentro.it, sono ancora inebriati dall’entusiasmo di martedì sera al PalaElettra, quando hanno battuto la Virtus Arechi Salerno per la terza volta dopo la sconfitta nella gara inaugurale della serie. «Siamo contenti per aver centrato questo traguardo, ma non è finita. Dobbiamo ancora prendercela questa benedetta A2», sostiene il capitano Capitanelli. «Il lavoro va concluso fino in fondo, a noi manca ancora un ultimo sforzo», gli fa eco il salentino Potì.
Già, e l’Amatori chi vorrebbe incontrare nella prima sfida di Montecatini, Milano o Omegna? «L’importante è che ci siamo noi, dopodiché se incontrassimo Omegna», spiega Capitanelli, «vi posso garantire che troverebbe un’Amatori diversa da quella sconfitta in coppa Italia, nel senso che in questi mesi è cresciuta molto. Più di quanto loro possano immaginare».
E’ cresciuta come? «Le sconfitte contro Fabriano e Giulianova sono state il punto di svolta», la risposta di Potì, 14 punti a referto l’altra sera, «abbiamo toccato il fondo per colpa nostra. C’è stato un black out mentale. C’erano dei problemi che abbiamo risolto all’interno dello spogliatoio; non riuscivamo a stare all’interno di un gruppo vincente sul piano tecnico. Dopodiché c’è stata una disponibilità totale nei confronti della squadra, mettendo da parte qualsiasi egoismo (inconscio) del singolo». Un chiarimento che Andrea Capitanelli ricorda bene. «Solo noi giocatori nello spogliatoio, senza staff tecnico e dirigenziale. Abbiamo parlato, ognuno ha messo in piazza i propri problemi che erano sul campo, non fuori. Da quella riunione durata 90’ è nata un’altra Amatori. E già contro Bisceglie si è vista in campo una squadra diversa. Più libera mentalmente, senza pressioni». Anche fortunata visto quel che è accaduto con la Viola Reggio Calabria nei quarti di finale dei play off. «Sì, ma la gara 1 l’abbiamo persa in casa dopo averla dominata per 38’», la replica di Potì, «e io mi sono fatto male, saltando successivamente la gara 2 di Reggio Calabria. Non era giusto uscire così».
«Beh, la notizia del ripescaggio ci ha dato una carica incredibile», aggiunge Capitanelli, «in campo avevamo una marcia in più».
L’Amatori alla A2 ha sempre pensato. «Sì, anche quando le cose si erano messe male», il pensiero del centro biancorosso, «e più di noi il patron Carlo Di Fabio. Spero che la qualificazione alla final four gli faccia cambiare idea e che a fine stagione non vada via come annunciato a febbraio. Le lacrime dell’altra sera testimoniano la passione e la generosità che lo caratterizzano».
«Lui», aggiunge Potì, «è quello che ci ha creduto più di tutti. Va dato alla società di non aver mai mollato un centimetro e tanto sacrificio è stato ripagato dal successo nei play off di conference».
Detto ciò sia Potì che Capitanelli hanno qualche sassolino nella scarpa da lanciare nel mucchio. «A me è dispiaciuto leggere certe cose», dice il capitano, 11 punti a referto martedì sera. «Ad esempio, che non essendo pescarese non ho attaccamento alla maglia. Non è così e alla lunga la verità è venuta fuori. Sono quattro anni che vesto la casacca dell’Amatori, mi sento pescarese perché ho sposato in toto il progetto e ho sputato sudore in ogni gara e in ogni allenamento».
Potì lo sostiene. «C’è chi non ci ha ritenuto all’altezza di un campionato di vertice. Chi ci giudicava come un fuoco di paglia. Così non è stato. E ora andiamo alla ricerca di quella vittoria che ci può portare nel nostro Paradiso». Per la gioia di chi, anche a Pescara, sta riscoprendo la pallacanestro. Proprio il 5 giugno 1986 Pescara vinceva lo spareggio di Caserta conquistando la promozione in A2, a distanza di 33 anni la città è tornata a vivere la febbre per la palla a spicchi. Erano oltre 1.500 martedì sera al PalaElettra, alcuni dopo la partita hanno improvvisato anche uno spettacolo pirotecnico. E tanti seguiranno l’Amatori anche a Montecatini nella speranza di rivivere un momento storico.
E se fosse davvero A2? «Io ho il contratto, non mi voglio muovere da qui», dice Andrea Capitanelli. «Ho fatto tanto per conquistarla, volete che vada via proprio adesso?», la domanda di Alessandro Potì.
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