PRESIDENTE E ALLENATORE O PRESIDENTE-ALLENATORE?

5 Aprile 2019

Cellino, dopo il pareggio del suo Brescia a Verona: «Ormai hanno imparato a conoscerci, siamo diventati prevedibili. Abbiamo un grande potenziale, ma segniamo solo su calcio piazzato». Corini ha...

Cellino, dopo il pareggio del suo Brescia a Verona: «Ormai hanno imparato a conoscerci, siamo diventati prevedibili. Abbiamo un grande potenziale, ma segniamo solo su calcio piazzato». Corini ha incassato («confronto sereno») e continua godersi la squadra in testa alla classifica, con il miglior attacco e che, nelle 27 partite della sua gestione, ha perso solo due volte. Sebastiani, l’altra sera, dopo il ribaltone sul Palermo, è arrivato in sala stampa e, altro che sorrisi e complimenti, ha usato la clava su Pillon.
Presidenti vittoriosi eppure scontenti. Presidenti con l’attitudine di mettere becco nelle questioni tecniche e parole, di conseguenza, che rischiano di pesare come macigni nei sempre delicati equilibri di uno spogliatoio. Si dirà (e lo dicono spesso gli stessi allenatori messi sotto accusa): «Sono loro i proprietari, hanno diritto di esprimere le loro opinioni». Questo è un fatto. Un altro è quando farle, come e dove farle: le telecamere e le quattro pareti di un ufficio sono contesti assai diversi.
Mercoledì, di sicuro, Sebastiani ha rotto un argine e il fiume in piena del suo malessere nei confronti dell’allenatore ha tracimato. Ma, contemporaneamente, ha rialimentato quello della gente verso di lui, in quella assenza di empatia che ormai esiste da tempo, nonostante i risultati sportivi, almeno in serie B, parlino palesemente a favore del presidente. In questa stagione, il Pescara non ha mai offerto un calcio scintillante, vero, ma ha saputo diventare gruppo, è salvo da mesi, è quinto in classifica e, seppur apparso meno dotato rispetto alle concorrenti della zona play off, in piena corsa per la A. A meno che Sebastiani non ritenga che, invece, da questo organico, non si debba e non si possa ottenere di più. Lo pensava anche nella primavera di quattro anni fa: il Pescara di Marco Baroni sudava per tenersi il posto play off, ma non riusciva a scaldare i cuori, promosse Massimo Oddo dalla Primavera ed ebbe la svolta.
Se oggi sta pensando che la soluzione potrebbe essere seduta ancora sulla panchina della squadra giovanile (Zauri) è probabile. Come è probabile che, comunque vada, quello di mercoledì rischia di essere stato un bivio: da una parte la voglia (la facoltà?) di essere il padre che usa affettuosamente il bastone, dall’altra di essere il padrone che ne ha usato troppo. E di fare male.
*giornalista Sky Sport
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