Prima professionista e ora amatore: Di Cecco ha una marcia in più

Alberico Di Cecco è il decano dei podisti abruzzesi, con i suoi 45 anni, ed è anche il più decorato con un importante passato da professionista nel gruppo sportivo dei Carabinieri e da atleta azzurro....
Alberico Di Cecco è il decano dei podisti abruzzesi, con i suoi 45 anni, ed è anche il più decorato con un importante passato da professionista nel gruppo sportivo dei Carabinieri e da atleta azzurro.
Tanto per citare alcuni traguardi raggiunti nella sua carriera, Alberico vanta una partecipazione olimpica: nono classificato nella maratona di Atene 2004, secondo degli italiani dietro Stefano Baldini, che vinse l’oro.
Inoltre, spicca nel suo curriculum la bella vittoria nella Maratona di Roma 2005, dove stabilì il tempo di 2h 08’02”, che lo pone al terzo posto nella graduatoria delle migliori prestazioni italiane della storia su questa distanza.
Ma il podista originario di Fara San Martino tesserato con la Vini Fantini, che presta servizio come carabiniere nella territoriale, non ha praticamente mai interrotto la sua carriera agonistica.
La differenza con il passato, come spiega Di Cecco, è che ora l’impegno sportivo non occupa più il centro assoluto della sua vita quotidiana. Esso rappresenta invece una maniera per trascorrere piacevolmente le ore libere, frequentando un ambiente dove conserva ancora le amicizie maturate nel corso dei tanti anni di attività, iniziata quando era ancora bambino.
«Il podismo riesce a coniugare molto bene l’attività amatoriale e quella agonistica di alto livello», spiega Di Cecco. «Per così dire, io sono riuscito a riciclarmi, perché mi piace il mondo amatoriale del podismo: è un mondo dove mi diverto molto. Inoltre, amo trasmettere le mie esperienze nell’alto livello, sia quelle positive, che quelle negative. La corsa su strada non è più un lavoro, ma un modo per stare insieme agli amici».
Di Cecco unisce, letteralmente, l’utile al dilettevole, recandosi spesso sul luogo di lavoro di corsa, percorrendo otto chilometri per andare e poi, di nuovo altri otto chilometri di corsa per il ritorno verso casa.
Ovviamente, questa ulteriore opportunità di allenamento gli è concessa dalla possibilità di potersi cambiare e rinfrescare sul luogo di lavoro.
Ma è sicuramente un messaggio che dovrebbe far riflettere molte persone, ormai legate a una mobilità interamente motorizzata, con quello che ne consegue in termini di salute e inquinamento dell’ambiente.
«Non ho una giornata tipo, perché ogni giornata viene scandita dai miei diversi turni di servizio», fa sapere Di Cecco. «Il giorno seguente, quindi non so mai se e quando mi posso allenare. Comunque cerco ogni giorno di attaccare l’allenamento al mio lavoro, senza perdere tempo».
Infine, l’ex azzurro tesserato ora con la Vini Fantini, ci rilascia anche un’interessante osservazione su come è cambiato negli ultimi anni il mondo del podismo.
«Una volta, negli anni Ottanta e Novanta, il podista era prevalentemente un agonista e, per questo, riteneva molto importante la scelta del tecnico per la sua preparazione.
Adesso, invece, il risultato viene quasi esorcizzato dal podista medio, che guarda alla gara più come un’occasione di attività finalizzata al benessere e alla sua realizzazione personale, un obiettivo diverso da quello del semplice risultato».(r.r.)
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