Prima SuperGigi poi Candreva L’Italia si salva

Buffon para un rigore e un’ingenuità regala il gol alla Croazia. Altro rigore: cucchiaio del laziale
Di questi tempi è un buon pari. Tenuto conto delle tante assenze e del gol, ingiustamente, annullato a El Shaarawy sullo 0-0, è un punto da archiviare positivamente. Non riesce il sorpasso alla capolista del girone H, la Croazia, ma l’Italia fa un altro passo avanti verso la qualificazione a Euro 2016. . Tanto più che la Norvegia ha pareggiato con l’Azerbaijan. La strada adesso sembra davvero in discesa. Un’Italia di fine stagione, discreta, ma non eccelsa schierata per la prima volta con il 4-3-3 dal ct Antonio Conte (nel finale è tornato alla difesa a tre per proteggere l’1-1). Ha faticato all’inizio, ha rischiato di crollare in uno stadio vuoto.
E poi si è rialzata. In pratica, è successo tutto nel primo tempo: gol, emozioni e proteste. Nella ripresa, invece, le squadre hanno badato a gestire la partita senza squilli di tromba, fatta eccezione per l’espulsione di Srna alla fine. D’altronde, il pari andava bene a tutte e due. Con l’1-1 di ieri, come all’andata a Milano, resiste il tabù croato. Solo una volta l’Italia ha battuto i biancorossi, esattamente nel 1942. Un motivo in più per accontentarsi.
Non sembra una partita di calcio quando l’altoparlante smette di dare musica croata. Subentra un silenzio irreale al calcio d’inizio. Uno stadio da circa 36mila spettatori, quello dell’Hajduk, per sole 450 persone tra giornalisti accreditati e invitati. Fuori le luci di macchine e autobus che girano nel centro di Spalato e dentro il Poljud due squadre che si affrontano senza tifo sugli spalti.
Dalla tribuna si ascoltano le urla dei giocatori e degli allenatori. «Solo», «dai», «forza», «vai» e le indicazioni in croato. È la prima volta dell’Italia a porte chiuse e l’approccio è complicato. Ad esempio per Astori che, al 7’, è protagonista di un ingenuo contrasto con Srna in area: per l’arbitro è rigore. E dal dischetto calcia Mandzukic: tira basso e Buffon respinge sulla sua destra. L’Italia si scuote e al 9’ segna El Shaarawy, l’arbitro annulla, ma le immagini televisive non evidenziano né fuorigioco né alcun fallo. Protestano gli azzurri e mentre loro circondano l’arbitro i croati attaccano sulla destra, Srna è una freccia, si fa mezzo campo, serve Rakitic che rifinisce per Mandzukic (primo gol nelle qualificazioni) il quale questa volta non perdona: battuto Buffon. Il quale si fa male nell’occasione ed esce nell’intervallo sostituito da Sirigu. Clamorosamente ingenui gli azzurri. Che rischiano il 2-0 in due occasioni: al 18’ quando Olic non arriva all’appuntamento davanti alla porta e al 24’ quando De Silvestri si immola per salvare su Kovacic. Nell’occasione il doriano si fa male, grave distorsione al ginocchio e lascia il campo per De Sciglio. Il 4-3-3 di Conte comincia a carburare a scoppio ritardato. El Shaarawy calcia a botta sicura in area, ma Subasic para. Al 35’ altro rigore, questa volta per mano di Mandzukic. Candreva sul dischetto: niente botta forte, questa volta il laziale sceglie lo “scavino” per fissare il risultato sull’1-1. Ai croati aveva segnato già all’andata a Milano. Al 45’ altra occasione per l’Italia per legittimare il pareggio: questa volta Subasic respinge su Pellè.
Giallo nell’intervallo: gli inservienti fanno una corsa per coprire una svastica che compare sul campo grazie al taglio dell’erba. Non male per una nazionale, quella croata, costretta a giocare a porte chiuse per i cori razzisti dei tifosi contro la Norvegia. Sicuramente, un “ricordino” della Torcida dell’Hajduk. Per la serie: «Noi non ci siamo, ma ricordatevi come la pensiamo». Chissà che cosa ne penserà l’Uefa.
@roccocoletti1
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