Processo a De Boer. Thohir: «Stiamogli vicino»

Dopo la figuraccia in Europa League l’Inter cerca la reazione. Ausilio: «Voci di esonero? Stupidate»
MILANO. Un mese e quattro partite: è finita prima del previsto la luna di miele fra Frank De Boer (nella foto) e l'Inter anche se il suo mentore, Erick Thohir chiede a tutti di «restargli assolutamente vicino». Il day after - dopo l'umiliazione inflitta ai nerazzurri dagli israeliani dell'Hapoel Beer Sheva - è fra i più amari per il tecnico olandese e per la squadra finiti sul banco degli imputati. Molti i capi d'accusa: un turn over inspiegabile perché troppo radicale, scelte tattiche poco convincenti, un atteggiamento - quello di De Boer - freddo e impassibile che non fa breccia nel cuore dei tifosi. Mai come in questo momento, non sembra essere l'uomo giusto al posto giusto.
I risultati confermano l'eccessiva disinvoltura con cui Thohir lo ha scelto, rinunciando a Mancini con troppa fretta e comunque con colpevole ritardo. L'indonesiano ha accolto il nuovo allenatore chiamandolo confidenzialmente Frank, adesso i dubbi sono tanti e già circolano i nomi di Capello e Prandelli come possibili sostituti. Thohir è però granitico nelle sue certezze: «Non bisogna distrarsi in un momento così complicato e dobbiamo essere assolutamente vicini a Frank De Boer che saprà trovare il modo per far crescere questo gruppo di ragazzi e riportarli a lottare per le posizioni che un club come il nostro merita». La proprietà cinese, in arrivo a Milano per la partita contro la Juventus e per appianare il caso Bolingbroke - dato in uscita - non sembra però orientata a prendere decisioni immediate. Potrebbe concedere ancora tempo a De Boer ma il derby d'Italia sarà comunque un crocevia importante per il futuro del tecnico. Via De Boer? «Stupidate», secondo Piero Ausilio. L'Inter paga un prezzo molto alto all'avvicendamento societario: il Suning ha investito molto nel mercato (ieri presentato Joao Mario) ma l'assenza di riferimenti a Milano complica e condiziona la vita nerazzurra. L'imminente addio di Bolingbroke dovrebbe spianare la strada all'ingresso di un nuovo amministratore delegato, probabilmente italiano. Basterà?

