Psicologo e audace Così il Pescara viaggia al Massimo

11 Giugno 2016

Sfrontato tanto da apparire spavaldo, interpreta il sentimento calcistico e la mentalità della città

PESCARA. Era giovane e inesperto Massimo Oddo quando ha preso in mano il Pescara il 17 maggio del 2015. Aveva allenato la Primavera biancazzurra e in precedenza le giovanili del Genoa. Era una scommessa, la carta della disperazione dopo l'esonero di Baroni. La B non la conosceva, ci aveva giocato quando il mondo non era ancora globale. Era alla prima esperienza sulla panchina di una prima squadra, ma aveva un grosso vantaggio e l'ha sfruttato fino in fondo: è un pescarese. E, quindi, conosce bene i pescaresi, sa quello che vogliono perché è quello che vuole lui stesso. Oddo è un audace. Lo era quando giocava, dal momento che spingeva molto sulla fascia. Terzino sì, ma di spinta. E così in panchina ha portato la sua mentalità offensiva, il suo coraggio, la voglia di osare. Anche il gusto del bello. Ed è stato subito feeling, nonostante Oddo abbia vissuto poco la città visto che è andato via da ragazzino. Un feeling che si è tramutato in amore, dal momento che non è mai stato messo in discussione, anche nel periodo di febbraio-marzo quando non ne azzeccava una la squadra. Con un altro allenatore, la piazza avrebbe iniziato a mugugnare. Con Oddo no, perché è un coraggioso. Sorridente e positivo. Ed è questo che piace a Pescara. Oddo psicologo, quello che porta la squadra a fare la rifinitura alla nave di Cascella in mezzo a migliaia di persone; Oddo comunicatore, quello che non ha paura di dire “andiamo a vincere”, anzi lo afferma spesso a costo di apparire sbruffone; ma, soprattutto, Oddo allenatore. Qualche giorno fa sul Centro anche il papà Franco ha dichiarato che «Massimo è una bella sorpresa anche per me».

Predilige giocare palla a terra il Pescara, Oddo vuole giocatori dinamici che di volta in volta vanno ad occupare gli spazi. Ama il fraseggio finalizzato alla verticalizzazione, non il possesso palla fine a se stesso. Le sue squadre hanno sempre la linea difensiva alta, in modo tale da accorciare in avanti. I terzini spingono, vanno sul fondo alla ricerca del cross o dello scambio stretto in area. Niente lanci lunghi, nessuna improvvisazione. Un calcio che molti addetti ai lavori hanno definito “spagnoleggiante”. Sì, perché il minimo comune denominatore dei biancazzurri è il sapere giocare a pallone; non una squadra fisica, tutta centimetri e muscoli, ma tecnica con giocatori che sappiano dare del tu al pallone. Psicologo, comunicatore e amante del gioco palla a terra: tutto questo fanno di Oddo l'allenatore ideale per la piazza pescarese. Ma la sensazione è che la sua carriera non si fermi alla panchina biancazzurra, sembra un predestinato ad altissimi livelli che sta facendo gavetta. Pescara bello, ma anche di carattere. Sì, perché ha dimostrato di saper ripartire dopo le delusioni. Con carattere, appunto. Ce n'è voluto tanto per ricominciare dopo la beffa di Bologna, nel giugno dell'anno scorso. Sono andati via i pezzi migliori e c’era da assorbire la delusione di una promozione sfuggita solo per la peggior posizione in classifica con i rossoblù. Oddo era arrivato alla vigilia dell'ultima di campionato ed era stato protagonista di una favola senza lieto fine. Un conto è subentrare in corsa e lavorare su una base definita, un altro partire dall'inizio e dare la propria impronta sia sulla costruzione dell’organico che sull’organizzazione di gioco. L’aspettavano tutti al varco e, invece, il tecnico ha dato dimostrazione di saperci fare, di non essere un fuoco di paglia. Ha confermato di avere le idee chiare: si parte dai giocatori in possesso di buona tecnica individuale senza aver paura di cambiare. Durante la stagione ha dovuto fare a meno di Campagnaro nelle retrovie; è partito con Mandragora regista, poi l’ha messo da parte, per rispolverarlo al centro della difesa, salvo poi doverci rinunciare per infortunio; ha consacrato il talento di Caprari, l’incompiuto: l’ha scosso prima sul piano caratteriale e poi ha fatto in modo che potesse esprimere le sue qualità in campo; ha giocato con Zampano terzino sinistro, nonostante sia destro; ha lanciato Vitturini; ha fatto continuare a crescere Torreira. Insomma, in un anno ha trasformato il Pescara. Con il suo lavoro ha permesso al parco giocatori di rivalutarsi in meglio. Certo, ha voluto e difeso Cocco, l'ex capocannoniere della B, contro tutto e tutti. Ha perso la scommessa, ma questa sembra essere la classica eccezione che conferma la regola. D’altronde, gli sono bastate un paio di partite per capire che Lapadula non era un attaccante di Lega Pro. Poi, con il suo gioco – un 4-3-2-1 di ancelottiana memoria – ha finito per esaltare le caratteristiche del bomber, che ora vale 10 milioni di euro. Un’altra vittoria per Massimo Oddo, ma la più importante è quella di aver riacceso la scintilla della passione del popolo biancazzurro. Dopo la stagione di Zeman (2011-2012) era scesa la depressione, adesso i tifosi celebrano il loro profeta senza la paura di vederselo sfuggire.

@roccocoletti1

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