Punti, rimonte e speranze: il Pescara è al mese verità

Dopo il pareggio beffa col Monterosi per i biancazzurri scatta il tour de force
PESCARA. Un pareggio giusto ma dal sapore di beffa, per il Pescara, perché non capita tutti i giorni di essere avanti 2-0 a 10 minuti dalla fine e venire ripresi. E se a questo si aggiunge il legno colpito da Cuppone il rammarico aumenta, ma l’analisi attenta dei 90 minuti ha detto che il Monterosi non ha affatto demeritato e che il pareggio è il risultato più giusto. Il Pescara nei primi 20 minuti ha preso bene le misure agli ospiti e il gol realizzato ha sancito un’evidente superiorità di Mora e compagni. Dopo il gol, però, il Pescara si è accontentato facendo acquisire fiducia a Carlini e compagni che piano piano hanno preso campo e con il movimento degli esterni alti hanno creato problemi ai biancazzurri.
L’analisi. Il Pescara tatticamente non ha saputo rispondere con la linea difensiva (soprattutto con i terzini) poco aggressiva e con Kraja che piano piano è uscito dalla partita. Situazione notevolmente peggiorata dopo l’espulsione di Gyabuaa, con le frecce rosse del Monterosi che erano in ogni zona del campo e con il portiere Plizzari superlativo a dire sempre di no. Eppure Cancellotti si è inventato il 2-0 ma il Monterosi ha continuato a crederci e ha acciuffato il pari. Forse, e sottolineiamo forse, Colombo poteva sfruttare qualche cambio in più nel finale ma l’inferiorità numerica ha condizionato le sue scelte. Ingrosso in campo con il 5-3-1 poteva garantire più solidità, ma è altresì vero che con il 4-4-1 proposto il Pescara ha prima raddoppiato e poi sfiorato il tris con Cuppone che ha sciupato una clamorosa occasione e poi ha centrato il palo. Ed allora è giusto chiedersi perché il Pescara una volta trovato il gol del vantaggio non ha continuato a giocare e a spingere ma si è accontentato e ha dato modo al Monterosi di crederci. La chiave del piccolo passo falso è questa e l’aspetto tattico dei cambi nel finale può starci, ma passa in secondo piano.
La nota positiva. Luca Palmiero, nonostante il Pescara fosse con l’uomo in meno, ha deliziato con giocate di categoria superiore e ha dimostrato di essere pronto a prendersi la maglia da titolare. C’è di più. Migliora sensibilmente Aloi e chissà che Colombo presto non possa proporre quello che in estate è stato pensato come centrocampo titolare. Con Kraja e Gyabuaa pronti a dare energia dalla panchina, ma c’è tempo per riparlarne. A Potenza Kraja farà la mezzala atipica o se volete il play al fianco di Palmiero.
Il mese verità. Fino al 6 novembre il Pescara giocherà 7 partite, compresa la gara di Coppa Italia di mercoledì contro la Vis Pesaro. In palio in campionato ci saranno 18 punti e soprattutto si saprà per quali obiettivi potranno lottare i biancazzurri. Sarà il mese dell’inserimento a tempo pieno di Salvatore Aloi e di Alessandro Crescenzi, due giocatori che in questa categoria possono fare la differenza. Si comincerà sabato a Potenza, un campo “amico” dell’attaccante biancazzurro Cuppone, che in quello stadio ha realizzato lo scorso anno 8 gol in 14 partite nel girone di ritorno. All’Adriatico arriveranno Andria, Cerignola e Gelbison, nel mezzo il turno infrasettimanale a Giugliano martedì 18 ottobre e la gara sulla carta più complicata a Castellamare contro le Vespe il 30 di ottobre. Oggi il Pescara è a tre punti dal tandem Catanzaro-Crotone che comanda il campionato e il prossimo mese dirà se sarà lotta a tre per la vittoria finale o se le due calabresi diventeranno parenti strette di Modena e Reggiana dello scorso anno. Altri inserimenti per la zona promozione diretta? Difficile ma non impossibile, con Monopoli e Juve Stabia che sono pronte ad approfittare di eventuali passi falsi.
Enrico Giancarli

