Quando il campo dell’Angelini era un vanto di Chieti

Dai complimenti del patron De Laurentiis a quelli di Gaspari E Matarrese propose al giardiniere di andare a Roma
CHIETI. «Complimenti per il manto erboso del vostro stadio. Nonostante la pioggia, davvero in ottime condizioni. Anche in serie A è difficile trovare un prato così curato». Così Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, allora in serie C, al termine di una gara disputata dalla sua squadra all’Angelini, ai tempi della serie C. E si parla proprio di quel manto erboso, completamente dissestato, che nelle ultime stagioni ha condizionato parecchio le gare interne della formazione neroverde. I complimenti di De Laurentiis, quel giorno, riempirono di orgoglio Alfredo Carità, giardiniere comunale che per anni si è appunto occupato della manutenzione del prato. Con grande perizia e assoluta dedizione.
«Qualche anno prima, nell’intervallo di una partita della nazionale under 21», racconta Alfredo, «fui chiamato dal ministro Remo Gaspari e dal presidente della Figc Vincenzo Matarrese il quale mi propose di trasferirmi a Roma per curare l’erba di alcuni impianti sportivi. Fu una grande soddisfazione, ma risposi subito che stavo comunque bene sul “prato di casa mia”. Sì, perché, abitando a cento metri dallo stadio, in pratica, quel campo faceva parte della mia vita. Nei mesi caldi mi alzavo di notte per innaffiare e quel manto erboso lo conoscevo metro per metro». La figura di Alfredo, impegnato con il tagliaerba o seduto sul rullo, è rimasta ben impressa nella mente di molti calciatori e addetti ai lavori, così come le varie forme che sceglieva per l’acconciatura domenicale del prato. «Si partiva da quella, tradizionale, a strisce alternate, modello Wembley, ma poi finiva per avere la meglio la scaramanzia. Azzardai un taglio a cerchi spingendomi fino ad una serie di rombi ed Ezio Volpi (ex tecnico neroverde al quale è stata intitolata la curva dei tifosi teatini, ndc), risultati alla mano, ne fu entusiasta. Continuai così, il Chieti vinceva e non si poteva cambiare». Al fianco di Alfredo, il cognato, Tonino Iacone, titolare del White House, bar-ristorante situato proprio davanti all’ingresso dello stadio Angelini, memoria storica di quasi mezzo secolo di calcio neroverde.
«A fine allenamento, il più delle volte, dirigenti, tecnici e giocatori passavano da noi. E con alcuni di loro è nato un rapporto di amicizia fino ad organizzare, in una casa di campagna qui vicino, delle bellissime serate tra vino e bistecche alla brace. Li ricordo quasi tutti, sin dai tempi dell’inaugurazione dello stadio». Interviene di nuovo Alfredo: «Una bella squadra, nei primi anni Settanta, fu quella guidata da Antonio Valentin Angelillo che, in un certo senso, obbligavo a far svolgere le sedute di “torello” dalle parti del calcio d’angolo, una zona meno frequentata dai tacchetti dei giocatori. Anni dopo, ricordo come, assieme a Carmelo Genovasi, specialista nei calci piazzati, si cercava, in settimana, di individuare sul prato la zolla giusta dalla quale far partire la botta vincente».
Riti, scaramanzie e tutto un mondo legato a novanta minuti di emozioni domenicali lì, attorno al White House. «Tempo fa è venuto a trovarci Enrico Chiesa (ex calciatore del Chieti e della Nazionale, ndc)», aggiunge Tonino. «Un grande campione, ma soprattutto un bravissimo ragazzo dal carattere un po’ introverso. Ricordammo alcuni episodi della stagione vissuta a Chieti tra cui quello legato alla sua auto, cui teneva in maniera particolare perché appartenuta al padre, venuto a mancare da poco. Gli dissi che poteva lasciarla nel recinto antistante il locale e ne fu felicissimo. Ed anche io e la mia famiglia siamo contenti di aver conosciuto persone come lui, Fabio Grosso e lo stesso Fabio Quagliarella. Ragazzi che hanno poi fatto una grande carriera rimanendo però sempre delle belle e sincere persone. Poi tanti altri, momenti belli oppure no, ma sempre in un clima che adesso, magari, è difficile da riproporre un po’ ovunque». Intanto, nella mente di Alfredo si fa strada il ricordo di una giornata terribile per il “suo” prato: «Allo stadio fu organizzato un giuramento solenne dei militari e quando vidi entrare sul terreno di gioco i carri armati avvertii una fitta al cuore». Ora si scherza ma, allora, l’effetto sul manto erboso e sulle coronarie di Alfredo fu sicuramente devastante. «A volte allenatori e dirigenti venivano anche a cena», riprende Tonino. «Caratteri diversi ma un’unica grande passione: da Mancaniello a Buccilli, da Giammarinaro a Volpi, da Morganti a Bruno Pace, il quale intratteneva tutti fino a tardi con la sua coinvolgente simpatia». Storia recente, la promozione in serie D del Chieti. I due cognati, stavolta, in coro: «Speriamo che arrivino tempi ancora migliori. Quelli nostri sono passati e siamo felici di averli vissuti ma bisogna sempre guardare avanti». Verso qui cancelli dello stadio che racchiudono nuove emozioni ed un terreno di gioco sul quale, purtroppo, i carri armati che ricordava Alfredo sembra siano passati solo da poche ore.
Giuseppe Rendine
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