Quando il direttore è ... poco sportivo

19 Luglio 2015

Da Cremona a Catania passando per Catanzaro: le inchieste ridimensionano la classe dirigente abruzzese

PESCARA. Una classe dirigente sotto inchiesta. Non c'è stata indagine, penale o sportiva, negli ultimi anni che non abbia visto coinvolto un dirigente abruzzese. Da Cremona a Catanzaro, passando per Catania. Direttori sportivi nel mirino, quelli che comprano e vendono giocatori; quelli che studiano calcio per scoprire talenti; quelli che… sono accusati di far parte del calcio marcio. A partire da Andrea Iaconi, per anni ds del Pescara, finito nella rete dei 130 indagati nell'inchiesta di Cremona, scoppiata nel 2011. E poi le indagini più recenti, Dirty Soccer di Catanzaro e quella di Catania. Addirittura per Ercole Di Nicola, per anni totem dell'Aquila, l'accusa è quella di essere il regista di partite truccate ai fini delle scommesse. Uno dei personaggi-clou della vicenda. Anche Savona-Teramo sotto inchiesta, la partita promozione dei biancorossi saliti in serie B il 2 maggio scorso. E in questo caso tra gli indagati _ oltre al presidente Luciano Campitelli _ c'è Marcello Di Giuseppe, il direttore sportivo del Diavolo. Nell'elenco di Dirty Soccer, con un ruolo marginale, c'è anche il pescarese Armando Ortoli, ex ds del Catanzaro. E che dire di Daniele Delli Carri, foggiano d’origine e abruzzese d'adozione, finito nella rete dell'indagine della Procura di Catania. Ex calciatore ed ex ds del Pescara, uno degli artefici della promozione in A del 2012 al fianco di Zeman. Anche per lui l'accusa è di frode sportiva in associazione a delinquere con altri indagati.

@roccocoletti1

©RIPRODUZIONE RISERVATA