Quando la Juniores metteva alla frusta la prima squadra

5 Luglio 2019

CELANO. Celanese doc, di quelli sanguigni, di quelli che per un ideale sarebbero capaci anche di farsi uccidere. Prima giocatore e poi allenatore, nella storia del Celano che arriva tra i...

CELANO. Celanese doc, di quelli sanguigni, di quelli che per un ideale sarebbero capaci anche di farsi uccidere. Prima giocatore e poi allenatore, nella storia del Celano che arriva tra i professionisti della C2 c’è anche un po’ di Abramo Frigioni. Nasce terzino destro, poi passa a fare lo stopper, ma sempre con la medesima grinta, che ha cercato in ogni circostanza di trasmettere ai giovani da lui allenati al termine della carriera agonistica. E nella stagione 1986-87 deve esserci riuscito così bene, che ad un certo punto i suoi dirigenti gli hanno vietato di disputare le partitelle di metà settimana contro la prima squadra. Motivo? Contro la capolista che stava veleggiando verso la C2, riusciva a spuntarla spesso con i suoi diciottenni. In quel campionato, il Celano attraversa un periodo di appannamento intorno alla fine del girone di andata, mentre la Juniores di Frigioni continua a viaggiare col vento in poppa e nelle partitelle del giovedì accade di vedere i più giovani mettere alla frusta la squadra di Checchino Andreetti. Racconta lo stesso Frigioni: «Ormai i ragazzi che allenavo conoscevano a memoria i pochi difetti della prima squadra e, quando ne avevano l’opportunità, non esitavano a farsi beffe dei loro colleghi più celebrati con qualche giocata ad effetto che irritava non poco soprattutto i difensori».
Quale miglior soddisfazione di far vedere ai titolari che anche le riserve non sono da meno? I ricordi di Abramo Frigioni sembrano vecchi solo di qualche ora: «Una volta, uno dei miei attaccanti (Pietrosanti), ebbe la malaugurata idea di fare un tunnel a Maurizio Caradonna, che parlava poco, ma se gli saltava la mosca al naso era capace di abbatterti anche usando i guanti di velluto e il povero Pietrosanti se ne accorse a proprie spese, perché all’azione successiva subì un fallo che lo costrinse a restare lontano dai campi da gioco per oltre due mesi». Ma quel Celano era fatto anche di simili personalità, gente che in mezzo al campo si faceva rispettare, con le buone o con le cattive. (p.oli.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.