Quando la maglia rosa fu ritrovata in un granaio

È il 3 giugno 1914: mancano poche settimane allo scoppio della Prima guerra mondiale e L'Aquila è sede d'arrivo della sesta tappa del Giro d'Italia. È un’edizione durissima, quella della corsa rosa...
È il 3 giugno 1914: mancano poche settimane allo scoppio della Prima guerra mondiale e L'Aquila è sede d'arrivo della sesta tappa del Giro d'Italia. È un’edizione durissima, quella della corsa rosa del 1914, che in classifica generale vede il piazzamento finale di appena 8 corridori (su 81 partenti) e una lunghezza complessiva di 3.162 chilometri. La tappa dell'Aquila, con partenza da Bari, è lunga 428 km e resterà famosa sia per il tempo di percorrenza più alto di sempre (19 ore, 20 minuti e 47 secondi) sia per alcuni fatti dai contorni leggendari accaduti durante il percorso. Il più eclatante ha come protagonista il passista Giuseppe Azzini, che in quel momento è il leader del Giro. Il corridore mantovano, vincitore delle due tappe precedenti, ha una crisi sulla salita del Macerone e fa perdere le tracce di sé non riuscendo nemmeno a tagliare il traguardo. Qualche ora dopo la fine della tappa gli organizzatori iniziano le ricerche di Azzini setacciando ogni angolo possibile. La mattina successiva viene ritrovato da un pastore in un granaio di Barisciano, dove si era adagiato distrutto dalla fatica, in tenuta da gara e con la bici accanto. Azzini, febbricitante e infreddolito, viene trasportato in ospedale (dove gli diagnosticano una polmonite) ed è costretto a ritirarsi e a dire addio al sogno di vincere il Giro. Alcune cronache dell'epoca danno un'altra versione dei fatti, cioè che Azzini, in realtà, stesse dormendo abbracciato ad una bottiglia di vino rosso e con due coperte addosso. L'altro fatto curioso della Bari-L'Aquila del 3 giugno 1914 avviene sulla salita delle Svolte: alcuni corridori si lasciano trainare per qualche centinaio di metri da un'auto al seguito della corsa. Tra questi c'è l'emiliano Alfonso Calzolari, che poi viene penalizzato di tre ore dalla giuria dopo essersi impadronito nuovamente (senza più mollarla fino alla fine) della prima posizione della classifica generale. L'Unione Velocipedistica Italiana ne chiede la squalifica e al traguardo di Milano considera vincitore Pierino Albini. Nel 1915, con l’Italia in guerra, il tribunale civile rigetta la richiesta di squalifica e consegna la vittoria del Giro a Alfonso Calzolari con 1h55' su Albini (il distacco più alto della storia) e 2h04'' su Luigi Lucotti (trionfatore della tappa dell'Aquila).
Gaetano Lombardino
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