QUEI 18 ANNI CHE UNISCONO DUE EMOZIONI
di STEFANO TAMBURINI Certe storie sono così belle perché si scrivono da sole, perché magia e batticuore si fondono come nessuna penna saprebbe fare neanche nelle mani più sapienti. Sono storie vere,...
di STEFANO TAMBURINI
Certe storie sono così belle perché si scrivono da sole, perché magia e batticuore si fondono come nessuna penna saprebbe fare neanche nelle mani più sapienti. Sono storie vere, ai confini dell’incredibile e se poi le vedi mentre sbocciano, mentre trasformano un numero di maglia in un personaggio, la prima cosa che pensi è che vorresti esser “quello lì” anche solo per tre minuti. Ciò che è accaduto a Tim Krul e a Louis Van Gaal sabato (notte in Italia, pomeriggio in Brasile) era già capitato diciotto anni prima al portiere Pietro Spinosa e all’allenatore Osvaldo Jaconi a Foggia per un play-off tra il loro Castel di Sangro e l’Ascoli con in palio la serie B. Il portiere sconosciuto che entra in campo a sorpresa un attimo prima del brivido più intenso e il tecnico che viene guardato da tutti come un alieno. Ci vuole tanto, troppo coraggio, ma l’azzardo è solo per chi lo guarda da fuori.
Certo, altri obiettivi, altri livelli. Ma stessa preparazione della scelta, stessa cura del dettaglio, stesso risultato. Sabato, Spinosa e Jaconi, nelle loro case, erano i soli a sentire, quasi a esser certi, che sarebbe andata come poi è andata. Per loro il televisore era uno specchio che rimandava le immagini di “quella” partita che di fatto non hanno mai smesso di giocare. Loro sapevano, perché rivedendo quei due hanno ripercorso tutto quel “prima” che fa grande un “dopo”: lo studio degli avversari, l’allenamento maniacale sui dettagli. Internet non esisteva, era molto più difficile avere notizie degli altri, ma volere era già potere, si poteva esser moderni ancor prima che la poco nobile arte del copia-incolla selvaggio contribuisse a far melassa dell’inventiva e riducesse la capacità di analisi dei più a una visita nel motore di ricerca. Certo, un azzardo come quello non è capitato più, fra quel pomeriggio afoso di Foggia e quello di Salvador, perché certe cose non sono per tutti. Ma non scambiate per mezza follia le mosse di Jaconi e Van Gaal; non si conquistano per caso nove promozioni o un ventaglio impressionate di trofei internazionali. Non è una mandrakata a far scrivere storie come queste. Quelle che cominciano perché a un certo punto c’è chi non ha paura di cambiare strada, anche lasciando quella all’apparenza più semplice. Perché, anche se non sembra, loro lo sanno dove vogliono andare. E ci vanno.
@s__tamburini
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