QUEI DETTAGLI CHE FANNO LA DIFFERENZA

5 Luglio 2014

di STEFANO TAMBURINI Cosa dire ancora della Germania delle tredici semifinali mondiali, che ha appena agguantato il pass per la quarta consecutiva? Sì, di Mondiali ne ha vinti “appena” tre ma non è...

di STEFANO TAMBURINI

Cosa dire ancora della Germania delle tredici semifinali mondiali, che ha appena agguantato il pass per la quarta consecutiva? Sì, di Mondiali ne ha vinti “appena” tre ma non è per caso che si infila una sequenza così impressionante di percorsi pieni o quasi.

Certo, con questi interpreti – e soprattutto con un allenatore come Joachim Loew che imposta la partita sempre “spalmandosi” sull’avversario – il divertimento è cosa rara. Ma non è certo il caso di sottilizzare. Contro la Francia è venuta fuori una fra le partite meno spettacolari fra quelle a eliminazione diretta, ma il thrilling non è mancato. E ancora una volta si è avuta la riprova di quanto possano essere decisivi giocatori che sono già campionissimi. Due nomi su tutti: il portiere Manuel Neuer che con impressionante freddezza ha messo il braccio a sbarrare la strada sul tiro a tempo ormai scaduto di Karim Benzema; e il difensore Mats Hummels, capace di segnare il gol che vale il successo e di sbrogliare matasse piuttosto complicate a due passi dalla propria porta. Campioni ce n’erano da una parte e dall’altra, ma per la Francia di Didier Deschamps questa era pur sempre la prima partita vera del Mondiale, dopo un girone di burro. E, come era capitato per i palloni calciati sul palo da Mauricio Pinilla e Blerim Džemaili e per le superparatone di Julio Cesar, non si può che insistere su un concetto: certi gol non sono per tutti. La cura dei dettagli fa la differenza, nel calcio come nella vita. Si è visto anche nell’altra sfida, quella che il Brasile ha prima stravinto e poi rischiato di perdere con la Colombia. È bastata una distrazione per creare un finale da batticuore.

I dettagli, dicevamo. Da ora in avanti saranno ancora più decisivi, la sottile linea rossa che divide il confine fra la gioia e l’amarezza passa da qui. E ci è sempre passata. Pensateci bene, anche quel gol di Fabio Grosso nella semifinale con i tedeschi nel 2006 non fu un caso, c’era la sapiente regia di Andrea Pirlo dietro a quel passaggio imprevedibile per gli altri ma non per chi doveva riceverlo. C’erano giorni e giorni di allenamento, di dettagli più che curati e anche quella volta la sfida era agli sgoccioli. Otto anni fa, un lampo nella storia del calcio. A ripensare ai nostri ultimi Mondiali, sembra preistoria.

@s__tamburini

©RIPRODUZIONE RISERVATA