Quel Conte docile in tv ma furioso nello spogliatoio

24 Giugno 2016

Non gli è piaciuta per nulla la prova di mercoledì e lo ha fatto capire bene alla squadra. E ha perduto qualche certezza

INVIATO A MONTPELLIER. Casa dolce casa. Tornare a Montpellier per Antonio Conte è un po’ come riabbracciare il suo Salento con la tiepida brezza mediterranea che lo riconcilia col buonumore. Già, perchè quello visto a Lille era un Conte furioso, quasi impetuoso come la corrente dello stretto della Manica che dista non più di un’ora di macchina dallo stadio che ha sentenziato la sconfitta dell’Italia con l’Irlanda.

Tremavano i muri dello spogliatoio del “Pierre Mauroy” tanto che il gestore dell’impianto avrebbe voluto aprire il tetto retrattile per stemperare l’atmosfera. Certo, in conferenza stampa il ct ha cercato di non scomporsi, ma se le sue parole avevano il freno tirato lo sguardo era decisamente sopra le righe e il nervosismo è uscito dal protocollo quando ha parlato della Spagna.

«È una delle squadre più forti del mondo, cosa volete che vi dica, lo sapete tutti, volete che dica che sono scarsi...».

Dal bunker del “Bernard Gasset” non filtra niente, i 15 minuti di allenamento aperto alla stampa sono meno realistici di una fiction tv sudamericana. Però la sfida di Lille ha minato le convinzioni del ct anche se quella scesa in campo è una sorta di “Italia 2”. Il nostro selezionatore ha schierato le seconde linee proprio per tenere alta l’asticella della tensione, per tatuare sulla pelle di tutti e 23 il concetto di gruppo. Ma così non è stato e in effetti solo Insigne ha dato la sensazione di volersi giocare in un quarto d’ora le chance di una maglia da titolare in occasione della sfida decisiva con la Spagna.

«Niente ansia, i ragazzi stanno lavorando bene», rassicura il ct, ma il primo a mostrare qualche cenno di sbandamento nervoso è proprio lui. Perché dalla partita con l’Irlanda pretendeva una prestazione di qualità, di ordine e progresso, di lotta e di governo, anche per mettere ancora più soggezione alla Spagna. Una vittoria convincente poteva essere come quelle frasi di sfida che Muhammad Ali lanciava ai suoi avversari alle operazioni di peso prima dei match.

E invece il montante rifilato da Brady si è fatto sentire e Conte più di tutti ha accusato il colpo. Perchè anche se predica prudenza e declina quotidianamente il verbo del vivere alla giornata, la botta irlandese ha lasciato un ematoma nelle certezze. C’è comunque modo e tempo per riassorbirlo, anche perchè la Spagna a livello morale sta decisamente peggio di noi. Dove Conte ha peccato è stato nella gestione dei “gialli” perchè ha rischiato Bonucci dal primo minuto nonostante il nostro regista difensivo fosse in diffida e ha messo in campo anche Barzagli. Con il primo gli è andata bene, mentre il secondo ha completato il poker di ammoniti del pacchetto arretrato che arriva in blocco agli ottavi con una sentenza di condanna di primo grado.

Sarà un fine settimana intenso a Montpellier per lo staff azzurro, che “sbobinerà” ore di filmati sulla Spagna dai tempi di Zamora ad oggi per non lasciare niente al caso e utilizzerà tutti i lettini dei massaggi non per rigenerare i muscoli ma per ripristinare il giusto voltaggio elettrico delle motivazioni. Perchè è con quelle e non con il palleggio che si può battere la Spagna. Certo, magari Conte rifletterà sui “pizzini” che Insigne gli ha mandato nel suo quarto d’ora di gioco, ma non cambierà la sua idea di formazione che sarà nella sostanza quella schierata con il Belgio, con il napoletano da inserire casomai in corso d’opera.

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