“Quel giorno io c’ero” testimone della storia

Dire che “quel giorno c’ero anch’io” può sembrare banale: in fondo sugli spalti delle Naiadi, quella sera di 30 anni fa, c’erano quasi 3000 persone; e tutti quelli... c’erano anche loro, ovviamente....
Dire che “quel giorno c’ero anch’io” può sembrare banale: in fondo sugli spalti delle Naiadi, quella sera di 30 anni fa, c’erano quasi 3000 persone; e tutti quelli... c’erano anche loro, ovviamente. Però il mio “c’ero anch’io” è un po’ diverso, permettetemi di dirlo. Per tanti anni, prima di lasciarlo per dedicarmi al giornalismo con la nascita de “Il Centro”, il mondo del nuoto e della pallanuoto l’avevo vissuto da dentro, pur con qualche intervallo, dall’età di cinque anni. Ricordo ancora quando fu nientemeno che Luciano Bonnici ad accompagnarmi la prima volta nella piscinetta che una volta era dove poi fu costruito il palco concerti, nel parco delle Naiadi, di fianco alla piscina olimpica. Con alcuni di quelli che poi vinsero quell’indimenticabile scudetto ebbi anche la fortuna di giocare nelle giovanili della Sisley, allievi e juniores; e persino di vincere un campionato italiano Libertas; e penso a Marco D’Altrui, Franco Di Fulvio, Enrico Mundula, Andrea Papa, Alberto Battinelli, Amedeo Pomilio; e scusate se dimentico qualcuno. Ci guidava il grandissimo Geppino D’Altrui. Poi quelli bravi hanno continuato e sono diventati persino i migliori d’Europa, alcuni vincendo anche un’Olimpiade; quelli scarsi (come il sottoscritto) hanno cambiato mestiere. Giustamente. Ma la pallanuoto è restata sempre nella mia vita, anche come giornalista. Il mio primo articolo su “Il Centro” fu proprio un’intervista a Ivo Trumbic, il tecnico di quella squadra da sogno, sotto la cronaca di una partita firmata da Matteo Contessa. In più non ricordo più quanti furono i servizi per il Tg3 sport Abruzzo che mi commissionò il mio primo maestro di giornalismo, il compianto Mario Santarelli. Un altro che questa giornata, insieme a Gabriele Pomilio, avrebbe voluto vederla dal vivo. Anche avendo cambiato mestiere, negli anni della Sisley che ogni stagione che passava era sempre più settebello, il clima “della squadra” ho però continuato a viverlo: certamente da fuori, ma sempre da vicino. In settimana infatti mi capitava spesso di fare base in piscina per qualche corsetta serale sulla riviera, incrociando ogni volta “quelli forti” che Mario Bernardi metteva sotto torchio dal punto di vista atletico prima di affidarli alle cure dei vari tecnici che si sono avvicendati. Sudavano, eccome se sudavano, l’ho visto per anni con i miei occhi tra un “ciao” e un “come va?” al volo; verrebbe da dire che sudavano anche in acqua, se fosse possibile. E così ho vissuto un po’ più da vicino di tutti i non addetti ai lavori la scalata alla serie A, il backstage della rincorsa a tutti i successivi titoli. Tanti titoli: perché forse non tutti sanno, o ricordano, che ancora oggi quella Sisley resta l’unica squadra italiana ad aver vinto almeno una volta tutte le competizioni della Len. Un vanto che neppure Pro Recco o Posillipo, solo per citare due dei club di riferimento della pallanuoto italiana, possono vantare. Ecco perchè il mio “quel giorno c’ero anch’io” non è poi così tanto banale. Ad maiora.
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