Rabbia ultrà: «Finale inglorioso» Ma c’è chi non molla: «Lotteremo»

6 Gennaio 2016

LANCIANO. Delusione, rabbia, sconforto, incredulità: sono i sentimenti ricorrenti nelle parole dei tifosi più fedeli della Virtus Lanciano di fronte al clima generale di smobilitazione che sta...

LANCIANO. Delusione, rabbia, sconforto, incredulità: sono i sentimenti ricorrenti nelle parole dei tifosi più fedeli della Virtus Lanciano di fronte al clima generale di smobilitazione che sta travolgendo la squadra. «Da una società orgogliosa come la nostra non mi sarei mai aspettato una fine così, ed è forse proprio l’eccessivo orgoglio, unito a una carente comunicazione, che rende questo momento il peggiore che possa ricordare», dice Giuseppe Castellaneta, studente 26enne, «rimprovero alla società solo la mancata trasparenza e un minimo di onestà: rendere consapevole il pubblico di questa crisi a inizio anno avrebbe sicuramente unito tutti i tifosi intorno alla squadra».

«A quanto pare questa società vuole passare alla storia sia in senso positivo sia in senso negativo», aggiunge Andrea Ferrara, «i segnali di quanto sta avvenendo si potevano percepire già da un po’, ma una smobilitazione di questo calibro non si ricorda da tempo».

«Da quando ho iniziato a seguire la Virtus sono stata ripagata da emozioni fortissime, e non avrei mai immaginato che sarebbe andata a finire in questo modo», si rammarica Francesca Romana Brasile, lancianese residente ad Atessa presente ogni sabato al Biondi, «è dolorosissimo veder partire lo zoccolo duro perché ho imparato a conoscerli, a stimarli e a credere in loro che hanno lottato anima e corpo per una maglia. Mi sento tradita dalla società, ma non mollerò qualsiasi sia il destino».

«Al quarto anno di B pensi che ormai Lanciano sia una piazza da B e ci si abitua a un certo livello, e immaginare un ritorno all’anonimato è dura», afferma Carlo Orecchioni, preside del liceo scientifico Galieli, «l’assenza della società in questi mesi oggi si capisce di più alla luce di quanto emerso. Negli anni la mancanza di fidelizzazione con i “grandi club” si paga, e forse anche un po’ di presunzione e di arroganza: quante volte abbiamo sentito dire “abbiamo preso una squadra fallita in C2 e ora siamo in B”? Una politica volta al lancio dei giovani, con continuità, forse ci avrebbe reso meno vulnerabili. Dispiace per i calciatori partenti, soprattutto per quelli più legati a squadra e città», continua Orecchioni, «ma loro sono professionisti e sudano per uno stipendio che è giusto arrivi puntualmente: oggi sappiamo che non è stato così e devono andar via per risanare i bilanci. Serve un miracolo per il futuro, ma i miracoli sono eventi rari e improbabili».

«Ringrazierò i Maio per le emozioni che mi hanno regalato in passato ma non posso che criticarli per la stagione corrente», sono le parole di Domenico Ciarelli, 34enne e assiduo della tribuna laterale, «la situazione attuale deriva da un’estate senza programmazione e senza idee, e il risultato è una squadra lasciata alla deriva con giocatori presi a caso. Credo che i problemi economici si conoscessero da giugno: allora perché non intervenire allora? Perché si è illuso il tifoso con abbonamenti biennali? La retrocessione fa parte della competizione sportiva, si accetta e si va avanti», conclude Domenico, «ma l’avrei voluta affrontare a testa alta sul campo, non subendo punti di penalizzazione o assistendo a un esodo forzato dei calciatori». Nonostante lo sconforto generale, non manca chi coltiva la speranza della salvezza, come Emanuela Paolemilio, ragazza della curva spesso presente in trasferta: «Il momento non è dei più rosei, ma in questo clima di malcontento generale sono una voce fuori dal coro e affermo con estrema tranquillità che la Virtus si salverà. Dispiace che debbano salutarci giocatori che da tanto sono a Lanciano, ma in ogni caso io continuerò a tifare la mia squadra e chiunque indosserà la casacca rossonera».

«I Maio non sono mai entrati nel cuore dei tifosi e i motivi sono ora evidenti», dichiara Matteo Marchigiano, 30enne laureato in storia a Bologna e attivo con il gruppo “Bolgona frentana” che segue la Virtus regolarmente negli stadi del Nord, «la squadra di calcio viene gestita come un qualsiasi ramo aziendale, ma agli operai il preavviso di licenziamento viene dato con alcuni mesi di anticipo, mentre qui invece la società esce allo scoperto a fine dicembre e dichiara che si smantella: epilogo paradossale per una dirigenza che ha raggiunto il massimo traguardo sul campo, ma che verrà ricordata come la peggiore per la mancanza di chiarezza e rispetto verso la tifoseria».

«Da tifoso sono deluso: la proprietà sta mandando in fumo tutto quello che la bravura del ds, di Gautieri e un pizzico di fortuna avevano regalato», afferma Gianluca De Vincentiis, storico tifoso da anni abbonato nel settore distinti, «non si sono mai fatti amare, non sono mai stati una società del popolo, e ora si avviano a essere ricordati come la peggiore, anche per le tante promesse non mantenute, dal centro sportivo di Frisa allo stadio di proprietà, e per come stanno svendendo elementi che sono stati le bandiere della città: i tifosi della Virtus trovano proprio una bella calza della Befana quest’anno!».

«Sono delusa dal tracollo improvviso, e leggo sempre commenti su Facebook di tifosi che si scagliano contro l’allenatore, a mio avviso sbagliando: non è possibile che un talento si perda da un giorno all’altro», dichiara Eva D’Elia, tifosa residente a Varese per lavoro e tra l’altro figlia di uno dei pilastri della Pro Lanciano degli anni ’60, «diceva ironicamente mio padre che “Se non gira la moneta non gira la palla”... E non è solo un problema della Virtus ma del mondo del calcio di oggi: comunque continuo ad amare la mia squadra ovunque si trovi, perché credo ancora nei miracoli».

La delusione è grande, ma grande resta anche l’attaccamento alla squadra, come sottolinea Daniele Di Ciano, 24enne: «Sono dispiaciuto, però nonostante tutto io continuerò a seguire la Virtus dentro e fuori casa, stando sempre al fianco della mia squadra del cuore». (a.r.)

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