Rachini fa le carte alla Salernitana: Delfino favorito

Il doppio ex: «Granata micidiali in contropiede, ma i biancazzurri possono vincere. Galano è super»
PESCARA. Atriano di nascita, trapiantato a Pineto, con un passato importante in serie B. Paolo Rachini, classe 1970, è uno dei grandi ex della sfida di domenica tra Pescara e Salernitana. L’ex centrocampista, cresciuto nel Francavilla, ha vestito la maglia granata per 5 stagioni e quasi 2 quella biancazzurra.
Paolo Rachini, domenica ci sarà la sua partita: Pescara-Salernitana. Quanti ricordi?
«Gli anni più belli della mia carriera da calciatore sono legati a queste due squadre. Pescara è la squadra per la quale tifo da quando sono bambino e ho avuto l’onore di vestire la maglia biancazzurra dal 1998 al 2000, sfiorando anche la promozione in serie A. Salerno, invece, è la squadra che mi ha lanciato e consacrato. Ho vestito la maglia granata per cinque anni, avendo la fortuna di centrare due promozioni dalla C1 alla B e, poi, nel torneo 1997-1998, dalla B alla serie A».
All’Adriatico che partita sarà?
«Molto equilibrata. La Salernitana ha avuto un periodo di flessione, ma nelle ultime partite del girone d’andata si è ripresa. Giocare a Pescara non è mai semplice e secondo me i biancazzurri possono vincere. Ovviamente il mio cuore dice Pescara, perché la sento mia come squadra, però a Salerno ho tanti amici. Allora, spero in un pareggio (ride, ndr) per non fare un torto a nessuno».
Sarà allo stadio?
«Sì, certo. È la mia partita…».
I granata di Ventura che strategia adotteranno all’Adriatico?
«È una squadra compatta e micidiale in contropiede. Davanti ha giocatori veloci, ma in difesa concede molto e il Delfino potrà sfruttare questa cosa».
Secondo lei gli obiettivi del Pescara quali sono?
«I play off, sicuramente. La squadra ha tutto per centrare gli spareggi promozione».
Che serie B è questa, rispetto a quando giocava lei?
«Forse c’è meno qualità e il fisico conta più dell’aspetto tecnico».
Torniamo alla stagione 1998-1999. Il Pescara, guidato inizialmente da Francesco Giorgini poi da Luigi De Canio, sfiorò la promozione in A perdendola definitivamente all'ultima giornata a causa delle vittorie di Reggina e Lecce, rispettivamente contro Torino, già promosso, e Chievo, già salvo. Si ricorda?
«Come posso dimenticare l’ultima di campionato col Brescia. Noi vincemmo, ma da dagli altri campi non arrivarono risultati positivi. È uno dei più grandi rimpianti della mia carriera. Quell’anno meritavamo la serie A ed io mi sarei tolto lo sfizio di giocare nella massima serie con la maglia biancazzurra».
Gli allenatori ai quali è più affezionato?
«Gianni Balugani ai tempi del Francavilla, che mi fece esordire tra i professionisti a soli 18 anni, poi dico Delio Rossi, un vero maestro. Ma non dimentico Franco Colomba, Gigi De Canio e Ivo Iaconi. Tutti mi hanno lasciato qualcosa».
Del Pescara di Luciano Zauri che idea si è fatto?
«A me piaceva molto quando giocava all’inizio col 4-3-3. Per una questione di punti, poi, ha dovuto cambiare sistema di gioco, tuttavia il piglio con cui gioca mi piace parecchio. Il centrocampo è super e poi c’è Galano che è l’uomo in più. Forse dagli attaccanti ci si aspettava un rendimento diverso».
Nel mercato chi prenderebbe?
«Uno stoccatore d’area. Al Pescara mancano dei gol importanti. A me piace molto Federico Melchiorri del Perugia, ma anche Marcello Trotta del Frosinone non sarebbe male». (l.d.m.)
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