RAI, IL PEGGIO NON CONOSCE LIMITI

9 Giugno 2014

di STEFANO TAMBURINI L’anno scorso, in occasione dell’ultima partita di collaudo degli azzurri prima della Confederations, quella contro Haiti, riuscirono a mandare in onda la sovraimpressione che ci...

di STEFANO TAMBURINI

L’anno scorso, in occasione dell’ultima partita di collaudo degli azzurri prima della Confederations, quella contro Haiti, riuscirono a mandare in onda la sovraimpressione che ci raccontava che la squadra che si chiama “Pepepepepe” stava battendo i rivali del “Quaquaquaqua”. Ieri sera, da Volta Redonda, la Rai è riuscita a essere il miglior sponsor di quel proverbio che ci racconta che al peggio non c’è mai limite. Al 20’ del primo tempo è infatti scomparso il segnale tv ed è andato in onda il classico cartello di annuncio, poi per otto lunghi minuti ci siamo dovuti sorbire degli spot che ci stavano raccontando che solo grazie alla Rai potremo vedere un gran bel Mondiale. Un autogol nell’autogol, visto che siamo palesemente di fronte a una totale incapacità a gestire una piccola emergenza; sarebbe bastato mandare in onda il segnale radio, sempre della Rai, che arrivava alla perfezione. A un certo punto, proprio mentre tornava la voce dei telecronisti, hanno inquadrato un tipo tutto spettinato che tentava di dire qualcosa da chissà dove, senza che si sentisse una sola parola. Nel frattempo ci siamo persi due gol e i telecronisti sono andati avanti senza che nessuno li avesse avvertiti che avevano parlato al vento.

Non bastava lo scivolone del giorno prima, quando su Raisport1, avevano pensato bene di interrompere la finale femminile del torneo di tennis del Roland Garros per passare la linea a uno stadio di calcio di serie C, come se la miriade di canali a disposizione non potesse permettere scelte meno devastanti di quella.

Ecco, anche tralasciando frasi incomprensibili come «possessione di palla», «transizione che è di cervello o è di palla» del commentatore Beppe Dossena, qui siamo veramente di fronte a una fabbrica del peggio senza limiti. Le scuse, doverose, del team leader Rai Marco Mazzocchi nell’intervallo sono un passo avanti rispetto alle frasi dello scorso anno dopo la maldestra sovraimpressione («A questa storia è stato dato troppo risalto») ma confermano la totale impreparazione a fronteggiare anche una banale caduta di segnale. Dire che è colpa degli altri conferma che non è nelle loro corde neanche pensare a un banalissimo piano B. Altro che Mondiale, non son degni neanche della zona retrocessione.

@s_tamburini

©RIPRODUZIONE RISERVATA