Ricci e la gavetta: «Io, la mia Chieti e il sogno Virtus»

14 Marzo 2020

Basket, l’ala teatina e l’esperienza con le V nere «Giocare a Bologna è il premio ai sacrifici fatti»

CHIETI. Una carriera segnata da un continuo crescendo di rendimento. Frutto di tanta determinazione, di una costante applicazione e, soprattutto, di valori morali davvero solidi. E così Giampaolo Ricci, in pochi mesi, è diventato un beniamino anche dell’esigente, quanto competente, pubblico delle storiche V nere di Bologna. L’estate scorsa, dopo due ottime stagioni a Cremona, la chiamata di coach Djordjevic per indossare la maglia della Virtus, una società che ha fatto la storia della pallacanestro italiana. Alle spalle anche diverse esperienze in azzurro, c’era comunque da affrontare, a 28 anni, una nuova sfida.
Le origini. Ricci ha mosso le prime retine sul campetto della scuola media De Lollis per poi disputare, con la rappresentativa del Liceo Scientifico Masci, un paio di tornei studenteschi sul campo della Villa comunale, allora già quasi in abbandono ma comunque sempre presente nei ricordi di famiglia. Da papà Francesco, ex sindaco della città, a mamma Marisa e allo zio Bruno, si parlava parecchio di basket ed era impossibile restare indifferenti al fascino intrigante del mondo della palla a spicchi. «Ogni traguardo che raggiungo lo considero un premio ai sacrifici messi assieme andando via di casa, anni fa, per cercare di fare il giocatore di pallacanestro. E quando, a 16 anni, dalla società di Cesidio Di Masso sono passato alla Stella Azzurra non pensavo davvero alla categoria dove sarei potuto arrivare. Volevo provarci e basta».
La chiamata della Virtus. Ed i risultati, nel tempo, sono arrivati, accompagnati da diversi salti di categoria e da un minutaggio sempre crescente anche ai massimi livelli. «Il non sentirsi mai arrivato fa parte del mio carattere ma indossare la maglia della Virtus ha rappresentato qualcosa di particolare che mi ha subito ulteriormente stimolato. Forse tutto sta andando anche meglio di come me lo aspettavo. Sin dal momento in cui, cominciando a far parte del quintetto iniziale, pressioni e responsabilità hanno finito per farmi maturare ancora. Dovevo ripagare la fiducia di coach Djordjevic e quella di un pubblico che sa di basket e che comunque apprezza un giocatore che “si sbuccia le ginocchia” dando il massimo di se stesso a prescindere dal risultato della partita. Una cosa importante per tutti, magari per me in maniera maggiore perché, ovunque ho giocato, si è sempre instaurato un bel rapporto con l'intero ambiente. Ad esempio, ricordo con enorme piacere i tanti messaggi ricevuti durante l’estate da amici e tifosi di Cremona, dispiaciuti perché andavo via ma contenti per il passaggio ad una società blasonata come la Virtus». Nell’ambito del basket nazionale, in ogni caso, la figura di Ricci è di quelle che vengono sicuramente prese ad esempio per serietà, determinazione e voglia di emergere. «Con il passare del tempo mi sento più sicuro e questo credo sia frutto di una grande applicazione in palestra. Sono entrato anche nel giro della Nazionale e non sarò mai abbastanza grato a coach Meo Sacchetti per tutto quello che ha rappresentato per me. Ora gioco in una grande squadra che guida la classifica e con dei compagni che mi danno fiducia e responsabilità. Proprio come piace a me. Per continuare a lavorare e migliorare ancora».
Lui e Mancinelli. Durante le festività natalizie, sensazioni particolari nel mitico derby della “basket city” italiana con Stefano Mancinelli, capitano e bandiera della Fortitudo, sulla sponda opposta. «Quando ho iniziato a giocare, lui, di otto anni più grande, era già a Bologna e per noi ragazzini rappresentava un punto di riferimento. Averlo di fronte ha rappresentato una grande emozione accompagnata dall’orgoglio di vedere due ragazzi di Chieti sul parquet del PalaFiera in una sfida così appassionante. È andata bene a noi, con un risultato peraltro clamoroso, ma sono convinto che la gara di ritorno sarà più che mai impegnativa considerando il loro grandissimo desiderio di rivincita». Prossimo derby in programma tra circa un mese con tante incognite legate però alla sospensione dei campionati. «La diffusione del coronavirus rappresenta un grande problema ed il mondo dello sport non può certo rimanere indifferente a quanto sta accadendo. Normale, al tempo stesso, che, considerando magari anche gli impegni di EuroCup, ci siano difficoltà nel programmare e gestire la situazione dal punto di vista degli allenamenti. Ma è così. E bisogna adattarsi».
Il basket a Chieti. Uno sguardo al campionato di B dove l’Esa Chieti ha deluso le aspettative di inizio stagione. «Credo che la squadra stia recuperando bene e, come ho detto tempo fa allo stesso presidente Marchesani, possa giocarsi delle buone carte nei play off. Ovvero nelle gare che, al tirar delle somme, finiscono per decidere l’intera stagione».
Giuseppe Rendine
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