Ricci tra famiglia e missione in Tanzania

Il teatino dopo il quarto scudetto: «Sono un privilegiato e cerco di restituire a chi ne ha bisogno ciò che la vita mi ha dato»
CHIETI. «Beh, che dire. Quando hai vissuto una Olimpiade da protagonista ed eri sul punto di tornare a vivere questa straordinaria esperienza, vedere i Giochi in televisione come, in fondo, avevi sempre fatto, lascia sicuramente un po’ di amarezza». Giorni di vacanza per Giampaolo “Pippo” Ricci che, dopo aver vinto con l’Olimpia Milano il suo quarto scudetto consecutivo, sperava davvero in una nuova avventura nel segno dei cinque cerchi e della magica atmosfera di Parigi. Invece alla nazionale di Pozzecco, ai primi di luglio, è stato purtroppo fatale il torneo preolimpico di Portorico. «E’ andata così, pazienza. Penso che un po’ tutti abbiamo giocato al di sotto delle nostre possibilità. Magari non ci sono stati molti giorni per allenarci insieme ed assenze come quelle di Datome e Fontecchio hanno anche pesato, ma credo che, al tirar delle somme, abbia influito il fatto che si veniva da una stagione lunga e logorante. Si possono dire tante cose ma abbiamo perso perché gli altri sono stati più bravi di noi». In perfetta linea con la personalità di un ragazzo che, alle soglie dei trentatrè anni, con una carriera costruita attorno ad un continuo crescendo di rendimento e di convinzione nei propri mezzi, non ha mai accampato scusanti e ritiene che il responso del parquet, qualunque esso sia, debba essere solo uno stimolo per ripartire e migliorarsi. Per Pippo un altro anno di contratto con l’Olimpia Milano. «La società ha cambiato molto e si ripartirà comunque per ottenere sempre il massimo».
La missione in Africa. Raduno fissato dopo Ferragosto, giusto in tempo per il ritorno di Pippo dall’Africa dove, circa due anni fa, ha dato vita, assieme alla sua famiglia, alla Amani Education, organizzazione di volontariato tesa a fornire un concreto sostegno alle popolazioni della Tanzania. «Cerco di restituire ciò che la vita mi ha dato. Mi ritengo un privilegiato e ho deciso di usare in maniera positiva il mio nome, i miei amici e la mia figura di giocatore. Faccio il miglior lavoro del mondo, dal momento che mi pagano per giocare a basket, e mi sento davvero fortunato ad essere nato in questa parte del Mediterraneo».
La rimpatriata a Francavilla. Nei giorni scorsi, trascorsi in famiglia, Ricci è stato spesso ospite, a Francavilla al Mare del tradizionale “Torneo di basket 3 vs 3” organizzato da Gigi Bonvecchio e Stefano Pica allo stabilimento balneare “E’ nata una stella”. «Una bella occasione per stare insieme a diversi amici e, attraverso qualche iniziativa, raccogliere fondi da destinare alla stessa Amani Education che ha ora in progetto, per cercare di migliorare la vita dei bambini della zona, il completamento della costruzione di una scuola secondaria». Valori morali e caratteriali importanti quelli del ragazzo che a 16 anni andò via da Chieti per «provare a fare il giocatore di pallacanestro», valori che, tra tanta gavetta, lo hanno fatto in ogni caso apprezzare nel tempo in ogni realtà nella quale ha giocato. In campo e fuori.
I figliocci. Ed ora, da parte di uno che è riuscito a coronare i suoi sogni, arrivano preziosi consigli per due giovanissimi abruzzesi, Samuele Miccoli e Francesco Marcucci, che nella stagione appena conclusa, si sono messi in ottima evidenza nelle giovanili della stessa Olimpia Milano. Per entrambi la blasonata società milanese, dopo qualche breve apparizione in prima squadra, ha deciso che fosse arrivato il momento di «farli giocare con i grandi». E così il play Miccoli, classe 2006, 190 centimetri di altezza, il quale ha mosso i primi passi nel Magic Chieti, ha preso la via di Agrigento mentre l’ala-centro Marcucci, classe 2005, 203 centimetri di altezza, cresciuto tra Ortona e Lanciano, giocherà a Casal Monferrato. Si troveranno di fronte, insomma, nel girone A del campionato di serie B nazionale. «Conosco ovviamente bene i due ragazzi», conclude Ricci, «ed ho avuto modo di apprezzarne sia le doti tecniche che quelle umane. Ragazzi con la testa sulle spalle che si applicano nel migliore dei modi. Faranno sicuramente bene e gioverà loro parecchio iniziare questo percorso formativo in un campionato nazionale affrontando, con addosso le giuste responsabilità, giocatori più esperti. Capiranno quanto possa essere magari importante arrivare un’ora prima agli allenamenti per migliorarsi in alcune cose e sostenere poi determinate pressioni. Alla loro età giocavo in serie B con la Stella Azzurra Roma e quell’esperienza mi ha dato davvero tanto».
Giuseppe Rendine
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