Richiesta choc: il Teramo in D partendo da -20

Mano pesante della procura federale al processo sulla presunta combine di Savona
INVIATO A ROMA. La linea “morbida” sul caso Catania si trasforma, come d'incanto, in una mano pesante sul Teramo.
La richiesta delle condanne per Savona-Teramo lascia basiti tutti nell'aula dell'Nh Hotel di Roma: retrocessione in serie D e 20 punti di penalizzazione per il Teramo. Cinque anni con proposta di radiazione per il presidente Luciano Campitelli.
Cala il gelo dopo le parole del procuratore aggiunto della Figc, Tornatore. Il patron biancorosso reagisce con queste parole: «Un commento? No, ormai sono fuori dal calcio». Le richieste sembrano quantomeno esagerate, perché il metro di valutazione risulta palesemente cambiato da parte della procura federale rispetto al giorno prima.
Sono passate da poco le 19 quando il ricordo della festa del 2 maggio scorso per la storica promozione in B si trasforma in un incubo per il Teramo e per tutto l'Abruzzo calcistico che in questi mesi si è "fregato" le mani al pensiero di avere tre rappresentati tra i cadetti. L'accusa vuole la mano pesante sul Teramo e sul Savona convinta com'è che ci sia stata la combine. L'esposizione dei fatti contestati dalla Procura è spietata. In pratica, ricalca il teorema che è alla base dell'inchiesta penale della procura di Catanzaro, che ha emesso sette avvisi di garanzia, a giugno, per Savona-Teramo. Questa volta Palazzi non parla, lascia la scena all'aggiunto, Tornatore, che invece parla e racconta i fatti come se fossero un film dell'orrore. Espone le circostanze ricostruite attraverso le intercettazioni telefoniche.
Un film dell'orrore che inizia il 27 aprile scorso, nella settimana che porta a Savona-Teramo. La narrazione di Tornatore parte dai contatti tra Di Giuseppe e Di Nicola che, secondo l'accusa, iniziano a parlare della combine. In pratica, il Teramo si rivolgerebbe a Di Nicola chiedendogli di attivarsi per combinare la partita promozione. E l'ex responsabile dell'area tecnica dell'Aquila aprirebbe più fronti: quello con Matteini non va a buon fine. E allora ecco le altre finestre: quella con Corda, allenatore del Barletta e in passato per tre anni a Savona, e poi quella con Marco Barghigiani, il consulente del Savona. L'accusa parla dell'incontro della sera del 29 aprile scorso a Bisceglie con Di Nicola e Di Giuseppe che vanno da Corda e gli chiedono di attivarsi presso i giocatori del Savona. E poi quello avvenuto il giorno dopo tra Di Nicola, Barghigiani e Di Giuseppe. Il procuratore aggiunto spiega e interpreta le parole intercettate e chiama spesso in causa il presidente Luciano Campitelli. E arriva al sabato della partita. All'incontro che sarebbe avvenuto prima e dopo la partita. Per l'accusa non ci sono dubbi: vi partecipa Campitelli e alla combine è d'accordo anche il presidente del Savona Dellepiane. Esposizione cinica, quella di Tornatore, finalizzata alla dimostrazione dell'avvenuto illecito. E infine, la richiesta di condanna, che sembra esagerata. Sul piano giuridico giustificato dalle incolpazioni di responsabilità diretta, oggettiva e presunta a carico del Teramo. Ma assolutamente non in linea con la mano “morbida” del giorno prima con il Catania. Va sottolineato, comunque, come quelle dell'accusa siano delle richieste e che la sentenza spetti a un organo terzo, ovvero il Tribunale nazionale federale, presieduto da Sergio Artico. Arriverà dopo il 17 agosto (insieme a quelle per il caso Catania e per le partite riunite nell'ambito di Dirty Soccer di Catanzaro, per il quale il dibattimento è slittato a oggi) come ha fatto sapere la Figc. Il processo, iniziato verso le 9, è andato avanti fino a tarda sera, fino a dopo mezzanotte, con le repliche dei terzi interessati (Ascoli, Forlì, Gubbio e San Marino) e delle difese. Che hanno rigettato tutte le accuse. È stato un muro contro muro. Da una parte i deferiti che negano tutto. E dall'altra la procura federale, che va avanti come un treno. La difesa del Teramo ha visto ammessi solo due dei tanti testi richiesti: i dirigenti biancorossi Fabio Mignini e Pasqualino Testa. Entrambi non hanno convinto l'accusa. Entrambi hanno raccontato della mattinata del 2 maggio. E parlano della passeggiata sul lungomare di Arenzano, sede del ritiro prepartita della squadra, con il presidente Luciano Campitelli. Ma nella narrazione lasciano un vuoto: dalle 12 alle 13. Secondo loro erano in camera, per l'accusa erano con Di Giuseppe ad Albissola per parlare con Barghigiani e Ceniccola della combine. La testimonianza di Testa viene fatta vacillare quando racconta di aver visto, attraverso lo specchietto retrovisore, dietro al bus della squadra la macchina con Campitelli dentro. E che quindi non poteva essere all'incontro con quelli del Savona. Per Mignini e Testa anche al ritorno il presidente era in auto dietro al bus.
Dichiarazioni che fanno a cazzotti con quelle rese da Barghigiani alla squadra mobile di Catanzaro: l'ex consulente del Savona ha messo a verbale che ha visto Di Giuseppe e Campitelli appena prima e dopo la partita. «Per parlare della cessione del Savona», sostiene il ds livornese. Non secondo l'accusa: «Possibile che questo interesse si sarebbe esplicitato solo appena prima della partita per poi cadere appena dopo? No, non è possibile. Non è credibile». Dopo le richieste, Matteini legge su un foglio, con voce tremante: «Non c'entro niente», dice l'ex calciatore, l'unico che parla tra i deferiti. Ninni Corda lo ha fatto in istruttoria e ha ammesso parzialmente, in parte corroborando l'accusa. E le richieste di Tornatore lo premiano: “solo” un anno di inibizione, con l'applicazione dell'art. 24 del codice di giustizia sportiva utilizzato anche per Pulvirenti.
@Rocco Coletti1

