Rigoni punisce un Pescara spuntato

Vittoria di misura del Chievo, il Delfino tiene testa a un avversario superiore ma non riesce a pungere in attacco
VERONA . Questione di attimi. Di episodi. Lucido e orgoglioso il Pescara, pratico il Chievo. La differenza è tutta qui. Decide un colpo di fino del manovale Rigoni, ma la contesa ha detto molto altro. In tutti i sensi. Vuoto il Bentegodi, normale a metà agosto e col Lago di Garda a un passo. Sabato, con la Juve e Cristiano Ronaldo, il quadro sarà molto diverso. Il primo lampo quando la partita non è nemmeno cominciata, con l’abbraccio fra D’Anna e Pillon. Insieme nel Chievo che dopo l’estate di Calciopoli andò a giocarsi i preliminari di Champions a Sofia contro il Levski. Quando era ormai sbocciato il talento di Amauri ma senza D’Anna, fuori per un guaio muscolare. Decisiva quell’assenza. Pillon, avesse passato il turno, si sarebbe ritrovato in un girone con Barcellona, Chelsea e Werder Brema. Vecchi ricordi che fanno sempre bene.
Vispo il baffo di Preganziol, carico come a quei tempi nel suo vecchio stadio. Di quel calcio che lasciò il segno per molto tempo. Sempre in movimento in panchina lui, come il suo Pescara. Sciolto. Brugman detta i tempi, Cocco sceglie i tempi giusti per snellire la manovra, ai suoi fianchi in avvio più audace Mancuso di Antonucci che però ha sempre un occhio di riguardo per Cacciatore. Ha voglia però il Chievo. E talento, soprattutto là davanti. Birsa (3’) imbecca Giaccherini con un gran filtrante, ma il suo tocco dal limite dell’area piccola non è esattamente quello di uno che due anni fa agli Europei era titolare nell’Italia di Antonio Conte. Rigoni (10’) conclude di poco alto dalla distanza, rimpallato (11’) il destro di Giaccherini, bloccata da Fiorillo (13’) la punizione ad effetto di Birsa non esattamente all’incrocio. Il ritmo resta blando, la partita la fa il Chievo ma Pillon rischia poco.
Regge bene il Pescara, anche se qualcosa ad una squadra di categoria superiore bisogna pur concedere. Alta (23’) la bordata di Stepinski dai venti metri, a cui replica Antonucci con uno slalom di alleggerimento che si spegne semplicemente perché il campo è finito. Si agita Pillon quando la palla non esce dalla propria mediana come vorrebbe lui, merito anche del Chievo che prova ad alzare le marce. La palla giusta però (37’) capita sulla testa di Gravillon, il cui impatto però non è esattamente quello dell’attaccante di razza. Non è il suo mestiere e si vede.
Prima del riposo si fa male Palazzi (problema al polpaccio) e, dopo due minuti di recupero, c’è tempo per l’intervento a mani aperte di Fiorillo sulla testata di Rigoni dopo il cross al bacio di Giaccherini. Intervallo.
Dagli spogliatoi esce un Chievo diverso, meno anonimo e più intenso. Il gol viene anche di logica, originato da una manovra che Rigoni avvia e conclude di testa dopo la rifinitura di Hetemaj. Reagisce il Pescara, trainato da Brugman ed Elizalde. Spinto anche da una cinquantina di encomiabili tifosi che non smettono mai di cantare e poi s’inventano anche un trenino in curva, uscendo da una parte e rientrando dall’altra. Sale di nuovo di tono nel frattempo il Chievo, acceso (19’) dalla bomba di Jaroszynski che Fiorillo respinge coi pugni. Di classe (22’) il lavoro di Antonucci sulla sinistra sul quale Cocco non arriva, di orgoglio l’animo del Pescara alla ricerca del pari. Kiyine, appena entrato, ci prova di tacco al 27’ e con un destro potente all’altezza del dischetto (29’) ma alle stelle. Graziato Fiorillo. Sbuffa il Pescara, alle corde perché il Chievo è più forte. Pillon però non ci sta. E ordina l’ultima carica. Una palla prima o poi arriverà, è la legge del pallone. Puntuale, al 42’, col destro di Monachello leggermente defilato sulla destra. Colpo secco, ma con un attimo di troppo. E Cacciatore respinge in calcio d’angolo. Mani nei capelli, il gol era a un passo. Tre minuti di recupero. Di tempo ce ne sarebbe ancora, ma le luci del Bentegodi sono ormai spente. Passa il Chievo che il 5 dicembre sfiderà il Cagliari.
Alessandro De Pietro

