Rivera: «Il calcio sta cambiando, è rimasto poco delle tradizioni»

«I cinesi? Vediamoli all’opera prima di giudicarli La Juve ha tutto per vincere la Champions League»
VASTO. Il giusto entusiasmo, strette di mano, foto e ricordi che non scoloriranno mai hanno accompagnato ieri sera all’hotel Rio di Vasto Marina la presentazione del libro autobiografico del numero dieci rossonero, “Gianni Rivera ieri e oggi. Autobiografia di un campione”, edito dalla Marcon Productions. L’autobiografia è racchiusa in un volume di 530 pagine con veste grafica ricercata ed elegante, curata da Laura Marconi, moglie dell’ex “golden boy”. Il libro, realizzato utilizzando i ritagli dei giornali e le memorie del padre dello stesso Rivera, è un vero e proprio viaggio nella vita del campione attraverso i suoi racconti, le testimonianze e una collezione fotografica. A fare gli onori di casa la dirigenza al gran completo del Milan Club di Vasto “Filippo Inzaghi”. Quella di ieri è stata anche l’occasione per parlare del mondo calcio tra passato, presente e futuro. Dal calcio di oggi al legame con Nereo Rocco, Giuseppe Cornara e Nils Liedholm. L’ex Pallone d’oro (tre scudetti, due Coppe dei Campioni, due Coppe delle Coppe e una Coppa Intercontinentale) non si è sottratto alle domande e all’affetto dei tifosi.
Rivera, che effetto le ha fatto il primo derby di Milano tutto cinese?
«Il calcio sta cambiando», la risposta del 73enne numero 10 rossonero, «dobbiamo abituarci. Prima di giudicare aspetterei programmi, investimenti e progettualità. Ad oggi l’unica cosa che vedo è che hanno pensato a cambiare le maglie. Delle tradizioni è rimasto ben poco».
Qual è lo stato di salute del calcio italiano?
«Abbiamo vissuto tempi migliori, è inutile nasconderlo, ma qualcosa di buono comincia a vedersi. E' chiaro che l’esempio da portare avanti deve essere quello della Juventus: dopo Calciopoli, si è data una struttura di grandissimo livello e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ecco, speriamo che in futuro, in Italia, al di là delle due milanesi, riesca ad emergere qualche altra società anche se la vedo dura».
La Juventus e la Champions: è l’anno buono?
«Le premesse sembrano esserci tutte e la doppia sfida con il Barcellona lo ha dimostrato: la squadra di Allegri ha tutto per vincere, giocatori, mentalità ed esperienza. E’ chiaro che, nella fase cruciale, ci vorrà anche un pizzico di fortuna».
Gianni Brera la battezzò l’Abatino. Nel calcio di oggi c’è spazio per un abatino?
«Nel calcio c’è bisogno di tecnica e di qualità, a tutti i livelli. Anche per questo, a giugno aprirò una accademia per i giovani talenti. Vorrei che i giovani potessero ripartire dall’amore per la tecnica e il pallone, che sono l’essenza del gioco del calcio. Del resto ho chiaro l’esempio di due allenatori fondamentali per la mia carriera: Giuseppe Cornara, il mio tecnico all’Alessandria, e Nils Liedolm che conobbi come allenatore nell’ultima fase della carriera. Per entrambi la tecnica ed il rapporto con il pallone era fondamentale».
Su quale giovane italiano scommetterebbe?
«Ce ne sono tanti e la Nazionale, in tempi ragionevolmente brevi, ne beneficerà. Un nome? Donnarumma: ha tutto per essere il degno erede di Buffon».
Nereo Rocco un giorno disse: avrei voluto avere Gianni Rivera come figlio. E’ il complimento più bello?
«E’ vero, non ho difficoltà ad ammetterlo. Fu un complimento importante quanto il pallone d’oro che riuscii a vincere nel 1969».
Gaetano Quagliarella
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