Roseto basket, tutto in una notte per la salvezza

Serie A2 maschile, la finale play out. Domani (ore 21) a Ruvo di Puglia i biancazzurri si giocano la stagione in gara 5 dopo aver riportato la serie in parità. (Nella foto, la guardia biancazzurra D’Angelo Harrison e l’ala Danilo Petrovic)
ROSETO. Domani (ore 21) al Pala Colombo di Ruvo di Puglia la Liofilchem Roseto si giocherà la stagione sportiva. Sarà una partita secca, senza appello, 40 minuti che varranno la permanenza in A2 oppure una dolorosissima retrocessione, una gara che sarà vietata ai tifosi biancazzurri che però, mai come oggi, sentono che questa squadra abbia ritrovato sé stessa. Una cosa paradossale, quasi romantica nella sua drammaticità: Roseto ha impiegato un’intera stagione regolare (chiusa mestamente all’ultimo posto), e un intero primo turno di play out (perso 3-0) per trasformarsi davvero in una squadra. Ma le ultime 2 gare disputate e vinte al PalaMaggetti hanno restituito identità, anima e soprattutto orgoglio a un ambiente che sembrava svuotato.
Spinta da un palazzetto in versione “sesto uomo”, la Liofilchem ha pareggiato una serie che dopo le prime 2 sfide pareva segnata. A Ruvo i pugliesi avevano vinto entrambe le gare ma sempre con appena 4 punti di margine. A Roseto la risposta è stata devastante: +16 in gara 3 e +29 in gara 4, numeri che raccontano di una squadra improvvisamente feroce, intensa, solidale. Adesso però cambia tutto. A Ruvo la squadra dovrà affrontare la sua notte più difficile completamente da sola, senza quella spinta incessante del PalaMaggetti che nelle ultime 48 ore aveva trascinato ogni difesa, ogni rimbalzo, ogni possesso sporco. Per questo, prima ancora che tecnica, gara 5 sarà una prova di maturità mentale. Come ha detto Finelli «Servirà un reset totale». Roseto però arriva all’appuntamento con segnali incoraggianti. Il gruppo squadra è diventato improvvisamente granitico, forse anche aiutato, chissà, dal caso Borra. I giocatori si cercano, si aiutano, si sacrificano, nessuno pensa al proprio tabellino: finalmente si vede un gioco corale, una squadra pronta ad andare oltre i propri limiti pur di inseguire la salvezza. Come si dice in questi casi: meglio tardi che mai.
Dentro questa rinascita ci sono simboli precisi. C’è Aristide Landi, tornato in campo appena 48 ore dopo i pugni ricevuti da Borra e con 11 punti di sutura sul volto che è passato da primo bersaglio delle critiche a emblema di resilienza. C’è Cannon, uomo chiave della serie dopo la squalifica del pivot ruvese. Professionista esemplare, presenza dominante sotto canestro e riferimento morale del gruppo: è stato lui il primo a intervenire per togliere Borra da sopra a Landi. Sul parquet poi, è adesso un rebus irrisolvibile per la difesa pugliese. C’è Cinciarini, reduce da 45 giorni di stop e da una stagione tormentata dagli acciacchi, il capitano ha scelto il momento perfetto per riaccendersi, trascinando Roseto a suon di triple e leadership emotiva. E c’è Harrison: non solo tanti punti, ma pure capacità di coinvolgere i compagni e guidare il gruppo nei momenti di difficoltà, segnale chiaro di una fiducia interna ritrovata. Dall’altra parte invece, Ruvo arriva a gara 5 con più di qualche crepa. La squalifica di Borra e le condizioni da valutare di Anumba riducono le rotazioni di Rajola, già apparso preoccupato dopo il ko di gara 4. I pugliesi pagano stanchezza, un po’ di nervosismo e una tenuta difensiva che continua a essere il vero tallone d’Achille della squadra. Ora però conta soltanto una notte. Roseto sarà senza il suo popolo, ma porterà con sé qualcosa che fino a pochi giorni fa sembrava smarrito: il cuore biancazzurro.
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