Roseto in A2, una squadra da urlo

Ripescato in B1, l’arrivo di Martinelli in società e la panchina a Trullo le mosse vincenti
ROSETO. La nascita della pallacanestro a Roseto torna indietro nel tempo fino al 1921, quando approdò nel Lido delle Rose grazie ad alcuni intraprendenti ragazzi italo americani: fanno quasi cento anni di storia, ricca di nomi, vittorie e sconfitte. Ma è la squadra che vinse la serie B1 nel 97/98 quella unanimemente considerata come la più amata di sempre. Tutto iniziò nell’estate 1997 ed il Roseto Basket, che sarebbe diventato Sharks solo qualche anno dopo, fu ripescato in B1 per meriti sportivi. Dall’Aquila arrivò Michele Martinelli, chiamato dal presidente Giovanni Giunco per creare un inedito duopolio, col resto della struttura come sempre ridotta all’osso: Vittorio Fossataro dirigente, Giancarlo Verrigni preparatore, e Nicola Mariani factotum. Martinelli rivoluzionò la squadra: dalla A1 arrivarono Bonaccorsi e Rizzo, dalla A2 Busca, Acunzo, Gaeta e Facenda, dalla B1 Meneghin e Coppo. Al comando, il rosetanissimo coach Tony Trullo. Unica ambizione vincere tutto, cosa che aveva galvanizzato un ambiente che nel 1996 seguiva in C1 i propri beniamini. E come spesso succede per una squadra nuova, l’avvio fu difficile, zero vittorie nei primi 4 turni e contestazioni ai giocatori: si tenne duro, e contro Torino partì la riscossa con 4 vittorie di fila, ma si viveva ancora sulle imprese dei singoli. Poi la squadra divenne perfetta: un girone di ritorno con 9 vinte e 2 perse, regalò l’accesso alla poule promozione. Fu allora che il gioco si fece più concreto, ed una sola fu la sconfitta, in trasferta a Barcellona Pozzo di Gotto. Ad aprile, il campionato si fermò per la prima edizione della Coppa Italia Lnp: una Roseto lanciatissima passeggiò su Ragusa, battendo in finale Biella che giocava in casa: 86 a 76, e primo trofeo in bacheca. Non era finita, c’erano ancora i play off: avversario, ancora Biella. Si giocò al meglio delle tre partite, gara 1 in casa in un palazzetto stracolmo, con gente appollaiata ovunque (chissà, forse c’erano già quei 4.500 che sarebbero diventati regola dopo l’ampliamento del 2004 e l’intitolazione a Remo Maggetti): vittoria 72 a 63, con un’ottima prova corale. Senza storia gara 2 a Biella per colpa di un Roseto evanescente, e si arrivò alla bella: era il 31 maggio 1998, e Roseto non sbagliò nulla: i piemontesi segnarono solo 4 canestri dal campo nel primo tempo.
Quando sembrava fatta, con una prova di orgoglio Biella rientrò fino al -6 ma fu lì che scese in campo il “sesto uomo”: gli 8 minuti finali della squadra, spinta dalle tribune, furono una cavalcata in crescendo per il 67-53 finale: campionato vinto, e secondo trofeo in bacheca. La festa che ne seguì sembrò non voler finire mai: bello ricordare ancora oggi, le originali coreografie che si videro sulle tribune. Ci fu spazio anche un terzo trofeo, quello a coach Trullo, che riportando in serie A2 il Roseto dopo 16 anni, meritò il premio di allenatore dell’anno: «Quella è una delle squadre a cui sono più legato», ricorda Trullo, «piena di forti personalità che fuori dal campo magari non si amavano tanto, ma che seppe dar tutto facendo vedere una delle migliori pallacanestro di quel periodo, quando la B1 era praticamente una serie A2 senza gli americani. Era un gruppo che difendeva forte e giocava un basket spettacolare in attacco e la simbiosi che si era creata con i tifosi rese tutto magico. E quando oggi mi sento al telefono con loro, amiamo ricordare quei momenti, che ci rendono orgogliosi di aver scritto insieme una delle più belle pagine della storia del basket rosetano». La squadra degli invincibili ballò soltanto una stagione, da quel momento a Roseto cambiarono le cose: Giunco, anziano capitano di mille battaglie passò definitivamente la mano a Martinelli, che continuò a macinar giocatori fino ad arrivare in A un paio di stagioni dopo. Ma quella è un’altra storia.
Marco Rapone
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