Rugby, l’aquilano Festuccia si candida al Consiglio federale

L’AQUILA. Carlo Festuccia candidato al Consiglio Fir. È in programma sabato 13 marzo, presso la Nuova Fiera di Roma, l’Assemblea generale ordinaria elettiva della federazione italiana rugby, chiamata...
L’AQUILA. Carlo Festuccia candidato al Consiglio Fir. È in programma sabato 13 marzo, presso la Nuova Fiera di Roma, l’Assemblea generale ordinaria elettiva della federazione italiana rugby, chiamata a rinnovare l’organo di governo per il quadriennio olimpico 2021-2024. A sfidare il presidente in carica Alfredo Gavazzi, in ricerca del terzo mandato, saranno Paolo Vaccari in rappresentanza di Rugby2030; Marzio Innocenti, presidente del comitato regionale Veneto con Renovatio Italia Rugby; Giovanni Poggiali, presidente del comitato regionale dell’Emilia Romagna con Pronti al cambiamento, che ha incassato anche l’adesione di Gianni Amore, ex presidente del comitato siciliano; Elio De Anna con Rugbysti per sempre e Nino Saccà vice presidente Fir e membro del comitato di World Rugby con Uniti per il rugby italiano. L’aquilano Carlo Festuccia ha annunciato ufficialmente la sua candidatura a consigliere in quota giocatori, a sostegno di Marzio Innocenti. «Voglio spendere il mio impegno per incrementare attenzione e cura delle realtà locali», spiega l’atleta classe 1980, che può vantare 54 caps con l’Italrugby. «È importante per tutto il movimento ripartire dai club, dai sogni di tanti bambini, per dare loro la possibilità ed i mezzi per realizzarli». Cresciuto nella Polisportiva L’Aquila, Festuccia ha esordito con i neroverdi nel massimo campionato il 6 dicembre 1998 contro il Petrarca, poi nel 2002 ha iniziato il viaggio professionale che lo ha visto giocare con il Gran Parma, Racing Parigi, Aironi, Crociari, Wasps, Valorugby. «Bisogna diffondere i valori del rugby, spesso citati, ma non altrettanto praticati, come lealtà, spirito di sacrificio, sportività, coraggio, rispetto fra giocatori, tifosi, dirigenti e tecnici», afferma Festuccia. «È indispensabile fondare ogni scelta sulla meritocrazia, alla quale sono stato educato e in cui ho sempre creduto. L’esperienza inglese ha rafforzato questa convinzione e l’ha chiarita nelle sue modalità operative, che ora sento di poter trasmettere agli altri».
Tommaso Cantalini
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