Sabbatini: «Stupirò anche alle Olimpiadi»

La teramana ricevuta dal premier Draghi dopo aver vinto l’oro europeo under 23: «Sono i giorni più belli della mia vita»
TERAMO. La convocazione per le Olimpiadi di Tokyo, la vittoria nell’europeo under 23 di Tallin e, ieri, la presenza a Palazzo Chigi dove è stata ricevuta dal presidente del Consiglio Mario Draghi alla presenza anche degli azzurri campioni d’Europa e di Matteo Berrettini. Per la mezzofondista teramana Gaia Sabbatini, 22 anni, è un momento magico. «È incredibile. Quando il presidente Draghi ci ha chiamato non ci volevo credere, è stato bellissimo. A noi dell’atletica non capitano spesso queste giornate, è stata un’esperienza bellissima».
La chiamata per Tokyo, l’Europeo vinto e l’invito a palazzo Chigi: è stata la settimana più bella della sua carriera?
«Per ora sicuramente si, sapevo da un po’ di dover fare le Olimpiadi, ma quando poi arriva la convocazione ufficiale cambia tutto. Mi sono messa a piangere per la gioia».
L’Europeo under 23 appena vinto sui 1.500. È stato tutto facile?
«Non direi. Quando parti da favorita, poi si creano tante aspettative, ma io volevo fortemente questa vittoria. Un po’ ho sofferto la tensione, ma ce l’ho fatta e sono davvero contenta».
Come ha accolto la chiamata di Draghi a Palazzo Chigi?
«È stata la classica ciliegina sulla torta. È un’emozione che voglio rivivere tantissime volte».
Magari se alle Olimpiadi farà qualcosa di speciale, il telefono squillerà ancora.
«Andiamoci piano. A Tokyo ho l’obiettivo di fare il mio senza dover strafare. Affronterò le migliori atlete del mondo e dovrò essere bravissima nel primo turno a guadagnare l’accesso alla semifinale che è il mio grande obiettivo. E poi giocarmela senza avere nulla da perdere. Non voglio pensare ad altro in questo momento, ma di sicuro non andrò lì per fare la spettatrice».
L’Abruzzo è pronto ad esaltarsi con la sua campionessa e Gaia ricorda i suoi primi passi con lo sport.
«Io facevo nuoto da piccolina, poi andavo al campo da mia sorella Eva e la professoressa Paola Marcone che la allenava mi aveva fatto capire che mi voleva con lei. E così è scoccata la scintilla per questo meraviglioso sport: ho iniziato con loro e ho capito che mi piaceva correre».
Ha iniziato da subito ad andare forte?
«Si, ho vinto presto le prime gare e da lì è iniziato tutto. Anche il mio sogno chiamato Olimpiadi».
Il racconto di Mazzaufo. Il destino a volte sa regalare delle storie stupende. L’abruzzese Claudio Mazzaufo sarà uno dei tecnici che salirà sull’aereo che atterrerà a Tokyo ed è il marito della Marcone che ha lanciato Sabbatini nell’atletica. Ritrovarsi Gaia seduta al suo fianco sul volo a cinque cerchi non lo lascia indifferente. «Incredibile ed emozionante anche per me», dice Mazzaufo. «Sono alla seconda Olimpiade dopo Pechino, ma questa bella storia di Gaia per me è speciale. Aveva 8 anni quando ha iniziato con la scuola di movimento con la Marcone e ha fatto un percorso splendido che l’ha portata con l’attuale tecnico Andrea Ceccarelli a Roma. Ha un potenziale incredibile e sono sicuro che continuerà la sua splendida parabola». Gaia sorride. «Claudio per me è un riferimento, averlo in nazionale mi riempie di gioia». Chissà se basteranno le tante ore di volo che separano Roma da Tokyo per raccontarsi a vicenda quel percorso iniziato all’età di 8 anni e che oggi ha consacrato Gaia nell’élite dell’atletica mondiale. E il bello deve ancora arrivare.
Enrico Giancarli
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