Sacchi boccia tutti: dall’Italia a Balotelli

9 Settembre 2018

L’ex ct dopo il pari degli azzurri attacca la punta: «Conta l’intelligenza più dei piedi». E sull’under 21: «Vergognosa»

ROMA. Balotelli bocciato. L'Italia in grigio. Il centrocampo che non va. Un rigore di Jorginho che salva Mancini dalla prima sconfitta in una partita ufficiale. Flash azzurri su Italia-Polonia, in controtendenza con l'ottimismo finale di Roberto Mancini, convinto che il secondo tempo della partita di venerdì sia stato «buonissimo». «Se prima fare il ct della nazionale era difficile, ora lo è anche di più: non puoi scegliere», ha spiegato Arrigo Sacchi, la cui ultima, breve apparizione in azzurro da dt ha coinciso con gli anni felici di Antonio Conte. Ora, invece, l'Italia deve provare a ripartire dopo lo scivolone svedese, per uscire dalla crisi profonda del Mondiale mancato. Ma i primi segnali non sono di risveglio. Anzi, la continuità ha il volto di Mario Balotelli, eterno ragazzo prodigio nelle attese e azzurro deludente nelle prestazioni in campo. Venerdì, sui suoi 60' di poco o nulla - a parte le continue sgridate da bordo campo di Mancini, abituato al copione dagli anni al City - pesano anche la scarsa condizione dopo un'estate in bilico a Nizza e l'indolenzimento muscolare che alla fine lo ha costretto con la borsa del ghiaccio in panchina. Eppure la bocciatura di Sacchi è stata esplicita: «Il calcio è uno sport di squadra, e se il tuo compagno se ne va dove pare a lui, ti arrabbi anche se solo giochi a tennis...L'intelligenza conta più dei piedi, e quando scelgo un giocatore guardo all'intelligenza, alla generosità, alla professionalità. Già solo lo spirito di squadra ti rende una persona degna». Insomma, la delusione di nome Balotelli è un film già visto: l'incapacità di mettersi al servizio della squadra fu denunciata da Mourinho con una battuta da annali («se ti alleni con Cambiasso e Zanetti e non migliori, hai solo un neurone») e portò al divorzio azzurro post Mondiali del 2014. Ora a 28 anni, e dopo 8 stagioni di amori e delusioni azzurre, con 35 presenze e 14 gol, la scommessa persa di Balotelli rischia di ridurre - come dice Sacchi - tutto a un singolo. L'1-1 di Bologna indica invece il perimetro della crisi epocale: Insigne ancora una volta non incisivo, il centrocampo a corto di talenti emergenti in aggiunta all'altra incognita azzurra, quella su Verratti (assente per infortunio). In fondo, il j'accuse di Sacchi sarà pure identico a se stesso, ma mai smentito dai fatti. «Ho visto l'Under 21 contro la Slovacchia, i giocatori hanno avuto un atteggiamento vergognoso», le dure parole dell'ex ct, «arroganti e presuntuosi. I talenti ci sarebbero, ma se mancano spirito di squadra, generosità e professionalità, manca la benzina che fa andare il motore, il gioco». Ancor più dura la bocciatura al sistema, Figc in testa: «Non impone regole perché si bada sempre più al potere che al progetto, e allora per non farti nemici non si scontenta nessuno»: specchio di uno stallo assoluto, che ha portato alla mancata elezione del nuovo presidente, al commissariamento, al caos attuale di serie B e serie C, senza una riforma vera. L'appuntamento è per il 22 ottobre, si preannuncia un blocco di voto del 73% (Dilettanti, Lega Pro, Aic e Aia) ma senza il consenso della A e con il rischio di spaccature in extremis tra i 'ribelli’ si aprirebbe uno scenario di nuovo commissariamento da parte del Coni, stavolta al massimo livello, quello di Giovanni Malagò. E intanto, in campo, gli italiani giocano sempre meno, come denunciato da Mancini, «e fare il ct è ancora più difficile di prima». Forse anche per questo il tecnico in carica pensa di affidarsi a Chiesa, domani a Lisbona contro il Portogallo.
Angelo Caradonna