Sacchi: lascio per fare il nonno

31 Luglio 2014

L’ex ct: «Ha vinto lo stress, ma voglio anche godermi la nipotina»

ROMA. In attesa di conoscere il nome del nuovo presidente federale, la Figc perde un altro pezzo. Dopo le dimissioni di Abete e Prandelli, lascia il proprio posto a via Allegri anche Arrigo Sacchi, dal 2010 coordinatore tecnico delle nazionali giovanili. Dopo quattro anni a supervisionare il lavoro delle rappresentative azzurre (dall'U21 all'U16), l'ex ct ha deciso di non rinnovare il contratto. «Con dispiacere lascio un incarico cui tengo molto, ma ho un avversario terribile che sono riuscito a governare per 22-23 anni, alla fine però sta vincendo lui, ed è lo stress», che già ai tempi del Parma lo aveva portato a fare un passo indietro. Meglio quindi a 68 anni concentrare le proprie energie sulla famiglia.

«Non sono più un giovanotto, il mio recupero è più lento. E poi non sono stato un bravo padre, ho trascurato le mie figlie, e non voglio fare lo stesso con la nipotina nata da poco». Insomma, via i panni del tecnico, largo a quelli da nonno, che non rinuncia a dispensare qualche consiglio prezioso per le nuove generazioni, in campo e fuori.

«La mia non è un'analisti spietata ma realistica. Il nostro calcio non punta sui giovani per due motivi: i bilanci in rosso, che non consentono pianificazione a lungo termine», spiega l'ex tecnico, «e il nostro calcio difensivo, che punta più su giocatori esperti». Per non parlare dei molti stranieri: «Ne subiamo il fascino, c'è un'invasione. Ne prendiamo in abbondanza, con valutazioni tecniche ed economiche forse eccessive».