SALERNITANA IN CRISI, COLANTUONO AL BIVIO

17 Dicembre 2018

C’è stato un momento, in questa stagione, a Salerno, in cui si è pensato che finalmente fosse scoccata la scintilla, quella che s’accende nelle annate migliori. Quella che ti suggerisce che, “sì,...

C’è stato un momento, in questa stagione, a Salerno, in cui si è pensato che finalmente fosse scoccata la scintilla, quella che s’accende nelle annate migliori. Quella che ti suggerisce che, “sì, forse è l’anno buono”.
Già l’estate era stata cavalcata con l’entusiasmo che mancava da un po'. Ritorno in B nella primavera del 2015 e poi tre campionati cominciati e finiti più o meno tutti allo stesso modo: progetti importanti all’inizio, in fretta evaporati tra cambi in panchina e sofferenze incorporate. Questa volta sembrava diverso; il mercato, soprattutto, pareva autorizzare il buon umore della gente: Micai, Djavan Anderson, Di Gennaro, Jallow, Djuric i pezzi pregiati per il progetto di Stefano Colantuono. Mica male.
La partenza del campionato è stata la conferma per quel buon umore: una sola sconfitta nelle prime dieci partite, squadra regolare e robusta, buone sensazioni. E quel momento è arrivato il pomeriggio del 10 novembre: 1-0 allo Spezia, gol di Bocalon, la classifica diventa il manifesto del nuovo corso, terzo posto, appena quattro punti di svantaggio dalla capolista Palermo. Figurati l’Arechi, come il sambodromo di Rio de Janeiro nei giorni del carnevale!
Il calcio, si sa, è una materia strana. Venti giorni senza partite, tra turno di riposo e sosta del campionato, e il decollo dei granata, alla ripresa, è diventato inspiegabilmente e clamorosamente una crisi: tre partite, tre sconfitte e tre gol al passivo ogni volta contro Cittadella, Brescia e Carpi. Squadra in ritiro (annullata pure la cena di Natale programmata per stasera), sussurri di tensioni dentro lo spogliatoio, Colantuono nell’occhio del ciclone, inevitabili voci di soluzioni alternative già sulla scrivania di Lotito (Cosmi, Baroni, Drago, Delio Rossi…), tifosi in bilico tra la rabbia e la depressione.
Come una tanica d’acqua su quella scintilla. Come una maledizione per la passione dei salernitani che avevano appena cominciato a respirare aria di profumato rinnovamento e che, ora, invece temono di dover fare i conti con i miasmi di un’altra annata balorda.
Cola, arrivato giusto un anno fa al posto di Bollini, domenica si troverà di fronte ad un bivio: contro il Foggia si gioca il futuro. Padalino comincia e lui chissà, in un classico incrocio di destini. Salerno soffre e aspetta di sapere se richiudere nel cassetto quella sensazione: “E’ l’anno buono o no?”.
*giornalista Sky Sport
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