Sarà semifinalona

La Germania batte la Francia (1-0) e trova il Brasile
INVIATO A RIO DE JANEIRO. Ricordate il mitico Vujadin Boskov? Lui sosteneva «meglio perdere una partita 6-0 che sei partite 1-0». Bè, il romanzo della Germania è liberamente tratto dalla logica di Boskov, tradotto in un «meglio vincere cinque partite di un gol, che una partita 5-0», ma il lieto fine è conservato.
Volano in semifinale i tedeschi – e che semifinale, contro il Brasile! – ed è giusto così, l’1-0 ci sta tutto anche se in Germania nessuno sarà svenuto per la goduria di veder giocare la propria nazionale. La Francia invece torna a casa perché sbatte la testa contro il primo ostacolo vero, dopo un girone duro come la pappa col pomodoro (Honduras, Ecuador e Svizzera) e un ottavo come la pappa col pomodoro mangiata il giorno dopo (Nigeria).
Muro di Monaco. Crollato quello di Berlino, resiste alla grande il muro di Monaco. La Germania va avanti perché ha una squadra nel pieno della maturità (nessun under 24) ma soprattutto perché il blocco Bayern composto da sei undicesimi dei titolari (Neuer, Schweinsteiger, Mueller, Lahm, Kroos e Boateng, più un certo Goetze riserva extra-lusso) gira che è una meraviglia, ha meccanismi ormai scritti nel dna e in campo a volte basta alzare la testa per trovarsi. Un blocco però vivo, in grande condizione, non arrivato al Mondiale senza più energie come quello della Juve, per intenderci.
L’esatto contrario della Francia: dieci titolari di undici squadre diverse e soprattutto tre soli elementi che giocano in Ligue 1 (Cabaye, Matuidi e Valbuena). Hai voglia di fare raduni, ritiri e videotape: il campo è un’altra storia, il feeling non si trova al cellulare.
La svolta di Loew. Certe volte gli allenatori sanno ascoltare, valutare, magari fare pure un passo indietro. Joachim Loew ha vinto perché l’ha fatto. Tutta l’opinione pubblica tedesca premeva per vedere una squadra con una punta vera, di ruolo. E così è stato: titolare Klose, centrocampo con Khedira al fianco di Schweinsteiger, e Lahm riportato basso sulla corsia di destra, nel suo ruolo. Ne è venuto fuori un 4-3-3 molto elastico, con Kroose che certe volte saliva trasformando il tutto in un 4-2-3-1.
La Francia ha barcollato soprattutto sui tagli in verticale, gli inserimenti dei centrocampisti. Mentre in fase offensiva ha avuto poco dalle fasce e si è tenuta viva sempre sull’asse Pogba-Benzema, gli unici veri grandi giocatori di questa nazionale.
Colpo di testa. Rigorosi i tedeschi, scuola Merkel, conti a posto e testa sulle spalle. Stavolta invece la Germania va avanti per un colpo di testa, di quelli che ti cambiano la vita. Decisivo il gol di Mats Hummels, bestione di un metro e 92, numero 5 sulle spalle che fu di Beckenbauer, uno che di lavoro annienta gli attaccanti, certe volte con le buone e certe no. Splendida la sua torsione al 12’ del primo tempo su calcio di punizione battuto da Kroose, col terzino del Borussia che è volato sulla testa di Varane.
Qualche chance la Francia l’ha avuta, ma erano lampi in mezzo a un gioco senza continuità. Il possesso palla è rimasto a lungo alla Germania, anche nella ripresa. Solo un grande brivido al 93’ per i tedeschi su tiro di Benzema, ma ci ha pensato Neuer. Uno che al Maracanà ha confermato di essere un numero uno mondiale.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

