SASSUOLO-MILAN, LITE IN SALSA ABRUZZESE
di ROCCO COLETTI L. a consacrazione di una stella: tanto di cappello a Radja Nainggolan, autentico mattatore della notte di San Siro. Ha fatto la differenza con due giocate da campione. Tanta roba il...
di ROCCO COLETTI
L. a consacrazione di una stella: tanto di cappello a Radja Nainggolan, autentico mattatore della notte di San Siro. Ha fatto la differenza con due giocate da campione. Tanta roba il belga, troppa per l’Inter.
Due perle necessarie per tenere il passo della Juventus che sabato ha infilato la 30ª vittoria di fila allo Stadium. La lotta per lo scudetto non è chiusa grazie all’ex mediano che Spalletti ha trasformato in incursore: una delle tante intuizioni del tecnico toscano sulla panchina della Roma. L’Inter non ha retto il confronto a livello di personalità, facendo registrare una frenata davanti al proprietario Zhang Jindong, il patron di Suning che ha speso tanti milioni di euro e rischia di vedere i nerazzurri di nuovo fuori dalla Champions. Sarà difficile spiegargli che l’Atalanta, alla 26ª giornata, ha tre punti in più dopo aver incassato fior di soldi (sì, anche per Gagliardini), valorizzando e vendendo giovani. Nell’ultimo week end, però, la vera delusione è stata il Napoli sconfitto in casa dopo 14 risultati utili di fila. Domani la sfida di coppa Italia allo Stadium di Torino dirà se è vera crisi.
Non è stata una domenica facile per gli arbitri. Men che meno per il teramano Gianpaolo Calvarese che ha diretto Sassuolo-Milan, ricco di episodi contestati, a partire dal penalty trasformato in maniera irregolare da Bacca. Ha perso la pazienza il mite Eusebio Di Francesco, l’allenatore pescarese del Sassuolo, che in campo se l’è presa anche con il quarto uomo, Elenito Di Liberatore, assistente internazionale di Francavilla. Alta tensione in salsa abruzzese, tra rigori concessi e non. «Mi ha mancato di rispetto», ha detto Di Francesco riferito a Di Liberatore: «Chiedevo spiegazioni e non mi rispondeva».
E, infine, Claudio Ranieri. Tutti d’accordo: «Inglesi ingrati!» oppure commenti sdegnati del tipo «Non c’è riconoscenza» riferito all’esonero del tecnico romano che ha guidato il Leicester alla conquista della Premier nella passata stagione. Il calcio, pardon la vita, è uguale a tutte le latitudini. E, di certo, in Italia chi comanda non è più riconoscente che altrove!
@roccocoletti1
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