Scaramanzia e gioia, la notte magica dei familiari

I genitori soffrono a Dragonara davanti alla tv, i fratelli festeggiano all’Olimpico insieme ad Eusebio
PESCARA. «Sapevo che poteva farcela». La Romantada, come l’hanno chiamata, porta la firma di un abruzzese forte e gentile. Eusebio Di Francesco, pescarese doc, è stato il condottiero che ha fatto vivere una notte magica alla Roma e al popolo giallorosso, che adesso punta dritto alla finale di Kiev. «Io lo sapevo», racconta Serena, la sorella di Eusebio, «lo sapevo che poteva farcela».
Sorride, non sta nella pelle, mentre parla nella hall dell’hotel Dragonara, l’albergo della famiglia Di Francesco. «Basta, altro non posso dire per una questione scaramantica». Serena, manager marketing dell’albergo, martedì sera non ha visto la partita.
Ha lavorato, come sempre, cercando di non buttare l’occhio sul televisore. Una questione di scaramanzia, che va avanti dall’inizio dell’avventura in Europa dei giallorossi. Ieri mattina, dopo il trionfo dell’Olimpico, ha contattato il fratello. «Ci siamo sentiti via messaggio». Altro non dice e fugge in ufficio, perchè il lavoro da ultimare è tanto. Serena è rimasta a casa, mentre i suoi fratelli Maurizio e Walter erano all’Olimpico, insieme ai loro figli.
Hanno seguito dal vivo l’impresa di Eusebio e lo hanno abbracciato a fine partita, prima di rimettersi in viaggio alla volta di Pescara. Una sfacchinata, certo, ma per i fratelli Di Francesco ne è valsa la pena. Chi ha sofferto davanti alla tv, invece, sono stati mamma Silvana e papà Arnaldo. Loro due non si sono persi un secondo della semifinale vinta dai giallorossi. Incollati davanti alla tv, fino alla fine, dal ristorante dell’hotel. Hanno sofferto, gioito e festeggiato per la storica semifinale conquistata dal figlio, dopo 34 anni dall’ultima volta dei giallorossi. A fine partita, poi, hanno stappato una bottiglia di spumante brindando insieme ai clienti presenti. Papà Arnaldo ha sempre seguito Eusebio che a 15 anni e mezzo lasciò Pescara per giocare con l’Empoli. Una bellissima carriera da calciatore lo portò ad esordire in Nazionale. Poi, appese le scarpe al chiodo, l’inizio della carriera da tecnico e due promozioni (in B col Pescara, in A con il Sassuolo) già in bacheca. Arnaldo si commosse quel 13 giugno del 2010. «Il ritorno del Delfino in B fu un’emozione unica: raggiungere un traguardo così importante alla guida della squadra della tua città», ha raccontato tempo fa al Centro.
Ieri, Armando, ha gioito per il suo figliolo, che a fine partita non ha esitato a ricordare i valori della famiglia.
«Festeggerò in famiglia, con i miei figli», e così è stato. Anche se una parte della sua famiglia ha gioito da Bologna, visto che Federico -calciatore dei felsinei- ha seguito dal capoluogo emiliano l’impresa del papà. Lui che è cresciuto a pane e Roma, da quando il papà vestiva la maglia giallorossa.
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