Sciotti: il progetto Nippo Vini Fantini va avanti

16 Luglio 2017

L’amministratore della Farnese: accordo biennale nonostante la delusione del mancato invito al Giro

ORTONA. Il matrimonio va avanti. E spazza via ogni vento di crisi. Anche le suggestioni di una squadra unica (abruzzese) con il GM Europa Ovini. No, Farnese Vini - fatturato di 57 milioni nel 2016 grazie alla commercializzazione del vino in 81 Paesi nel mondo -, attraverso l’amministratore delegato Valentino Sciotti, ha ufficializzato l’accordo biennale con il team di Francesco Pelosi: il progetto Nippo Vini Fantini va avanti. Resiste anche al mancato invito della Rcs al Giro d’Italia del gennaio scorso. E punta sulle qualità di Marco Canola destinato a diventare la punta di diamante del team orageblue. Il tratto abruzzese della Nippo Vini Fantini è rappresentato, ovviamente, da Valentino Sciotti che ha tenuto a ribadire il suo impegno nel ciclismo.
Sciotti, perché l’accordo biennale?
«Andiamo avanti sul solco che è stato tracciato alcuni anni fa. Dopo i fatti del 2013 (il doping di Danilo Di Luca, ndr), abbiamo fatto un passo indietro per intraprendere un certo tipo di percorso che ci ha portato a certi livelli. Vogliamo proseguire con questo progetto».
Nonostante la botta della mancata partecipazione all’ultimo Giro d’Italia.
«Nonostante tutto».
Che cosa è cambiato da gennaio quando la Nippo Vini Fantini è stata tenuta fuori dal Giro?
«Io sono entrato in questo settore per portare un messaggio nuovo, costruttivo per il futuro del ciclismo. Ho iniziato una strada e lasciarla non mi sembrava una cosa giusta. D’altronde, non sono abituato a mollare un lavoro a metà».
Un lavoro certosino.
«Vogliamo che la squadra sia espressiva del nostro modo di intendere il ciclismo. Il risultato non è una priorità, ma un effetto collaterale».
Nei prossimi due anni che cosa accadrà?
«I valori restano quelli, noi intendiamo dare un’opportunità ai giovani per esprimere le proprie potenzialità. E, possibilmente, trasmettere gli insegnamenti per avere un ciclismo più etico possibile, sotto tutti i punti di vista».
L’estromissione dal Giro che cosa le ha lasciato?
«Una profonda amarezza, inutile negarlo, con la convinzione di aver subito un’ingiustizia. Si tratta di una gara a invito e io l’invito non posso pretenderlo. Devo accettare che qualcuno decida in modo diverso. Anche se ci sono rimasto male, è ovvio».
Spera in un invito nel 2018?
«Ci spero, chiaramente. Ma pensiamo anche ad altro, così come abbiamo fatto in questa stagione quando ci siamo trovati a virare su un calendario che non avevamo immaginato fino in fondo».
Una stagione con buoni risultati.
«Forse, è una delle migliori stagioni. Stiamo primeggiando a livello internazionale. Stiamo vedendo un po’ alla volta i frutti dell’investimento fatto nel corso degli anni».
Damiano Cunego sta deludendo le attese?
«No, al contrario. E’ sfortunatissimo. Si è rotto la spalla due volte. Non è facile ripartire dopo incidenti del genere».
Al di là della Nippo Vini Fantini l’Abruzzo, che cosa otterrà dall’investimento della Farnese Vini?
«Siamo impegnati anche con le squadre giovanili, vorremmo essere l’opportunità anche per i giovani talenti abruzzesi».
Perché puntate su Canola?
«Perché ha grandi potenzialità. Basti pensare che finora è arrivato 21 volte nei primi dieci; in più c’è il sesto posto agli assoluti delle scorse settimane che ha un peso notevole. E se non c’era Aru (ha vinto la maglia tricolore, ndr) poteva fare molto meglio. E’ giovane, sta crescendo a vista d’occhio. Regge bene in salita ed è molto veloce».
Il Trofeo Matteotti le dà motivazioni particolari?
«L’abbiamo già vinto due volte e vorrei il terzo successo. Mi aspetto un grande impegno dai ragazzi. Scendono da due settimane in altura, stanno bene e penso che ci siano i presupposti per fare bene».
Trofeo Matteotti in difficoltà. Il patron Ricci chiede sostegno al mondo imprenditoriale.
«Per me è difficile puntare tutto sul ciclismo. Devo diversificare gli investimenti e quindi non posso andare oltre l’impegno che sto profondendo. Lo farei volentieri perché il lavoro di Renato Ricci è un patrimonio regionale da proteggere. E da difendere. Spero che il suo appello raccolga consensi perché il Matteotti fa parte della storia dello sport abruzzese».
Il ciclismo italiano continua a far registrare passi indietro.
«Non accade nulla, nessuno sta guardano che cosa deve essere il ciclismo italiano tra dieci anni. Continuando così si vivrà solo della passione di poche persone. Non ci sono più le squadre… Questo il problema fondamentale. Ci sono quattro squadre italiane ad oggi, di seconda fascia. Quali sono le prospettive del ciclismo italiano?».
Cambierà qualcosa nella Nippo Vini Fantini a livello di management?
«Non lo so, questi discorsi si fanno a fine anno. Però, mi sento di dire che una persona come Maurizio Formichetti (già nei quadri dirigenziale nonché fiduciario Rcs in Abruzzo, ndr) dovrebbe essere sempre più coinvolto nel progetto». (r.c.)
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