Scommesse, partono le querele Barella ora denuncia Corona

MILANO. Nel nuovo scandalo del calcioscommesse arriva il momento delle querele. In una chiavetta usb affidata all’avvocato da Maurizio Petra, zio del calciatore Antonio Esposito e presunta fonte di...
MILANO. Nel nuovo scandalo del calcioscommesse arriva il momento delle querele. In una chiavetta usb affidata all’avvocato da Maurizio Petra, zio del calciatore Antonio Esposito e presunta fonte di Fabrizio Corona, ci sarebbe anche il nome del centrocampista dell’Inter e della Nazionale Nicolò Barella, oltre a quelli dell’ex attaccante della Roma Erik Lamela e dell’attaccante dell’Empoli Emmanuel Gyasi. Tutte invenzioni, secondo Barella, che annuncia querele. «Sono stato zitto per troppo tempo, nonostante tutto quello che ho letto sul mio conto», il messaggio affidato da Barella ai social, «non mi sono mai piaciuti i giochi d’azzardo, figuriamoci le scommesse, per lo più sul mio lavoro». E conclude: «L’unica cosa che mi interessa è tutelare le mie figlie e la mia. Da oggi passerò alle vie legali». Cosa che ha già fatto Nicolò Casale, il calciatore della Lazio tirato in ballo Corona: i suoi legali hanno presentato una denuncia per diffamazione aggravata nei confronti dell’ex fotografo, ma anche di “Striscia la notizia”. Si tratta della prima contro Corona, che lo porterà a essere iscritto nel registro degli indagati nei prossimi giorni.
«Benché sia poco incline a espormi pubblicamente, la mia reazione non può che essere fermissima»: queste le parole di Stephan El Shaarawy nella querela che ha depositato contro Corona e il tg satirico alla Procura di Milano in merito all’accostamento dell’attaccante della Roma al nuovo filone di scommesse nel calcio. «Quella che è avvenuta è stata, senza mezzi termini, un’operazione infamante e, cosa ancora peggiore, chirurgicamente orchestrata: a tutela mia, della società a cui sono legato e, in definitiva del calcio italiano, i suoi autori devono senz’altro risponderne ed essere distolti da eventuali analoghe iniziative».
Sul caso scommesse ieri è intervenuto il ministro per lo Sport su Radio 1. A chi gli ha chiesto se abbia senso che i giocatori coinvolti nel caso scommesse possano tornare a giocare in nazionale dopo aver espiato la pena: «È una valutazione che va fatta, al netto però che prima va provato tutto. Penso sia interessante che ci sia una parte di riabilitazione attraverso i servizi sociali. Questi ragazzi devono conoscere la vita un po’ meglio».

