Scuola in movimento, lo sport per i bambini

29 Giugno 2016

Coinvolti 18mila alunni nel progetto del Coni. Venerdì 8 luglio il bilancio del primo anno a Chieti

PESCARA. L’attività motoria spontanea e la pratica sportiva stanno diventando, per i nostri ragazzi, sempre più estranee alle loro abitudini di vita.

Un problema che si ripercuote sulla crescita culturale e fisica e, di conseguenza, anche sulla loro salute, soprattutto in età adulta. L’Abruzzo, tra l’altro, vanta il triste dato statistico di essere una delle regioni italiane con il più alto tasso di obesità infantile. Per questa ragione, il Coni regionale ha avviato una serie di progetti con lo scopo di affrontare il problema. Tra questi, c’è Scuola in Movimento, condotto insieme alla Regione Abruzzo, al Miur e all’Università D'Annunzio.

Un’iniziativa partita quest’anno che ha riscosso grande successo, sulla quale venerdì 8 luglio si terrà una conferenza presso la facoltà di Scienze Motorie di Chieti, per trarne un bilancio. Parteciperanno autorità istituzionali della Regione, del Coni e del Ministero dell’Istruzione e dell’Università.

Scuola in Movimento è un progetto triennale che ha l’obiettivo di prevenire comportamenti sbagliati e indirizzare i ragazzi a corretti stili di vita, cercando al contempo di interessarli verso un possibile sbocco nella pratica sportiva agonistica.

Particolare incidenza è stata data all'educazione alimentare. L’iniziativa ha visto coinvolte le prime e le seconde classi delle scuole elementari abruzzesi, con circa 18.000 studenti di 1062 classi, che hanno svolto attività motoria con l’apporto di insegnanti di educazione fisica.

Un'altra iniziativa condotta dal Coni è lo "Sport di classe", riservato alle terze, quarte e quinte delle scuole primarie abruzzesi.

Come ha più volte tenuto a ribadire in varie sedi il presidente del Coni regionale, Enzo Imbastaro, lo sport significa, per i più giovani, soprattutto prevenzione a favore della salute, per costruire una società più sana, quindi meno afflitta da problemi sanitari.

Ma anche per formare uomini che sappiano rispettare le regole di civile convivenza, secondo quanto lo sport è in grado di insegnare nei suoi valori.

Roberto Ragonese

©RIPRODUZIONE RISERVATA