Sebastani: la B è unita ma servono tempi certi

30 Aprile 2020

Il patron del Pescara: con lo stop del torneo si perderanno 200 milioni

PESCARA. Si tornerà in campo o lo spettacolo è finito lo scorso 8 marzo? La serie B, come il resto del calcio italiano, aspetta con ansia una risposta dal Governo come ha spiegato al Centro Daniele Sebastiani, il presidente del Pescara.
Sebastiani, la serie B, dopo il consiglio di Lega di martedì, è davvero unita sulla ripartenza del campionato?
«Certo. Venti giorni fa in assemblea abbiamo deliberato con voto unanime la ferma intenzione di ripartire. Tornare in campo, certo, ma non allo sbaraglio. Servono regole, tempi e indicazioni ben precise sotto l’aspetto medico, tecnico ed organizzativo. Ecco perché abbiamo suggerito di voler finire il campionato entro 90 giorni dalla ripresa degli allenamenti».
Se la serie B non dovesse ripartire, il danno economico globale a quanto ammonterebbe?
«Tra diritti tv, incassi, sponsor e tanto altro, circa 200 milioni. Non parliamo solo del Pescara, ma anche degli altri club che hanno sostenuto delle spese non indifferenti. Il danno sarà notevole non solo per quest’anno, ma anche per il prossimo campionato. Quante aziende potranno supportare il calcio con le sponsorizzazioni nella prossima stagione? Bisogna far ripartire l’economia con tutte le cautele possibili, non solo per salvaguardare l’industria calcio».
Nell’ultimo Dpcm c’è scritto che dal 4 maggio chi fa uno sport individuale può allenarsi da solo nei centri sportivi e chi fa uno sport di squadra no. È un controsenso secondo lei?
«Probabilmente c’è stata poca chiarezza. Potevano anche far allenare i professionisti degli sport di squadra nei centri sportivi con ingressi scaglionati e con tutte le distanze di sicurezza del caso. Dal 4 maggio ci ritroveremo i giocatori sul lungomare ad allenarsi in spiaggia. È una cosa un po’ strana…».
Il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, anche ieri ha fatto capire che la strada per la ripartenza è sempre più in salita, chiedendo al calcio di trovare un piano b. Lei che pensa?
«Che il governo non sia favorevole alla ripresa dei campionati credo che non sia un segreto. Sono loro che hanno deciso il blocco e loro prenderanno anche altre decisioni sul futuro. Se non si riparte, le nostre azioni saranno le conseguenze alle loro decisioni. Da parte nostra diciamo che il calcio non è finito e se possiamo riprendere il campionato, sempre con la massima sicurezza, lo faremo».
Il Comitato tecnico scientifico ha ritenuto insufficiente il protocollo presentato dalla Figc e ha richiesto approfondimenti. Cosa non è andato bene?
«Secondo me il protocollo è completo, fatto per bene e molto stringente. Ora bisognerà capire perché al Governo non vada bene. Nei prossimi giorni il Comitato scientifico dovrà far sapere alla Figc come modificarlo per migliorarlo. Se poi il protocollo deve diventare lo strumento per non farci giocare ne prenderemo atto».
Il Pescara per strutture e risorse umane può attenersi al protocollo di sicurezza?
«Per strutture e risorse umane certo, ma non è così semplice per gli altri club. Dobbiamo pensare a tutte le squadre. Noi abbiamo questa fortuna, ma sappiamo bene che in B ci sono delle difficoltà per quanto riguarda campi, spogliatoi e strutture alberghiere. Anche la A secondo me potrebbe avere qualche problema in tal senso».
A lei cosa non è piaciuto nella gestione dell’emergenza virus per quanto riguarda il mondo del calcio?
«Nonostante tutte le interlocuzioni che ci sono state, ho notato tante voci fuori dal coro in ogni occasione».
Degli aspetti positivi, invece, li ha riscontrati?
«Che tutti, indistintamente, stiamo lavorando per cercare di uscire da questa emergenza nonostante la grande difficoltà economica. Tutti lavorano per la ripartenza e ho visto molta coesione. Si deve ragionare da sistema e non individualmente».
Attende a breve una risposta del Governo?
«Più che altro spero di ricevere dei chiarimenti sui tempi e sulle modalità per un’eventuale ripartenza. Non credo che bisognerà aspettare tanto. Basta capire dove bisognerà migliorare il protocollo. Se bisogna riprendere il 18 maggio, speriamo che le comunicazioni sul come ripartire arrivino per organizzarci in tempo. Capisco anche, però, che la paura di tutti è il ritorno del contagio e comprendo bene le perplessità di coloro che devono prendere delle decisioni. In questo stato d’emergenza nessuno può avere la certezza sui contagi e sull’eventuale ondata di ritorno, ecco perché ci sono tanti dubbi sul fatto di allargare le maglie».
Caso stipendi. Il Venezia, il primo club in B, ha trovato l’accordo con i propri tesserati che prevede la rinuncia ai compensi di maggio e giugno 2020 qualora il campionato non riprenda.
«Fa parte del buon senso delle persone. Con i miei giocatori, se dovesse capitare una cosa del genere, sicuramente troveremo una soluzione e non andremo a speculare su questa storia. Parlerò con loro e spiegherò come stanno le cose. Troveremo una soluzione per far andare avanti il Pescara. Noi diamo lavoro tra dipendenti e collaboratori a tante persone e, se si continua così, dovremo pensare di fare ricorso alla cassa integrazione per i non tesserati».
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