Sebastiani caccia Zeman e dà la squadra ad Epifani

5 Marzo 2018

Il boemo diserta la riunione al Poggio, il patron lo esonera. Torna Repetto

PESCARA. L’esonero lo ha servito al Pescara su un piatto d’argento. Game over. Il progetto sportivo è fallito. Zdenek Zeman è stato esonerato e adesso il Pescara riparte da Massimo Epifani, l’allenatore della Primavera, e dal ds Giorgio Repetto che tornerà, dopo il divorzio di due anni fa, all’interno dei quadri dirigenziali. Dopo 380 giorni dal suo ritorno (17 febbraio 2017), il boemo è stato silurato dal presidente Sebastiani. Due mesi e mezzo fa tra Zdenek e il patron biancazzurro è iniziata la guerra e ieri ne ha fatto le spese l’allenatore di Praga. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, oltre al ko di Cittadella, è stata l’assenza di Zeman alla riunione convocata ieri mattina, alle 9,30, al Poggio degli Ulivi da Sebastiani in persona. «All’incontro c’erano tutti tranne Zeman e lo staff», racconta Sebastiani al Tg3, «allora, abbiamo desunto che non ha più interesse a stare al Pescara e abbiamo deciso di chiudere il rapporto. Rapporto, forse, nato male e finito peggio».
Sebastiani è rimasto inviperito dall’atteggiamento del boemo, ma facciamo un passo indietro per capire come è maturata questa decisione. Tra Zeman e il Delfino era finita già in più occasioni, ma la società aveva deciso di soprassedere. Un fallimento sportivo certificato ieri mattina quando il club ha diffuso la nota ufficiale annunciando l’esonero. La sconfitta di Cittadella ha fatto arrabbiare, e non poco, la società ma ieri mattina c’è stato l’episodio che ha sancito il divorzio. Dopo il ko in Veneto, infatti, il club aveva annullato tutti i permessi a calciatori e staff, fissando l’appuntamento per ieri mattina, alle 9,30, al Poggio degli Ulivi. Sebastiani, insieme a Leone e Pavone, voleva parlare a tecnico e squadra. I giocatori c’erano tutti, con musi lunghi e il morale ai minimi termini. Tutti presenti, tra l’allenatore e il suo staff. Questo atteggiamento ha fatto imbestialire il presidente Sebastiani che, dopo un breve consulto con il ds Leone, ha deciso di licenziare il tecnico.
Zeman, infatti, non era rientrato a Pescara sabato sera, preferendo fare ritorno a Roma direttamente da Cittadella. Inutili i tentativi di fargli cambiare idea da parte del ds Pavone, suo amico e primo confessore. Il ds pugliese, infatti, aveva già capito sabato sera le intenzioni del boemo e ha fatto di tutto per farlo tornare sui suoi passi. “Sdengo”, però, è stato irremovibile. Per lui la squadra non era in punizione e, quindi, non c’era bisogno di confrontarsi con la seduta “punitiva” fissata dalla società domenica mattina. Ed ecco che ieri, alle 9,30, si è consumato il divorzio con l’assenza di Zeman al Poggio degli Ulivi. Una situazione imbarazzante che ha indotto il ds Peppino Pavone a rassegnare le proprie dimissioni (irrevocabili). Tra Sebastiani e Zeman, però, i rapporti si erano logorati lo scorso 16 dicembre, prima della gara vinta con il Novara, quando il boemo aveva attaccato la società svelando. «Mi ero dimesso il 1 settembre, ma mi hanno convinto e sono rimasto anche se ho un’idea di calcio diversa. Da marzo non è stato fatto nulla, i nostri progetti erano altri». La replica di Sebastiani è stata pesantissima. «Non so nulla delle dimissioni. Se le avesse date le avrei accettate. Ha fatto una conferenza stampa di m... Se non vuole restare può dirmelo».
E poi nelle settimane seguenti tra i due è continuata la guerra fredda a suon dichiarazioni davanti ai microfoni fino all’esonero. Nel giorno delle votazioni, che, in campagna elettorale avevano registrato l’appoggio di Zeman al Movimento 5 Stelle, cosa che aveva destato irritazione all’interno della società.
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