Sebastiani esce scortato «Ma non eravamo i soli a parlare di Europa»

PESCARA. «Se a giugno mi fossi permesso di vendere uno solo dei protagonisti della B mi avrebbero inseguito con i forconi, adesso sono diventati tutti brocchi e noi degli incompetenti, non siamo più...
PESCARA. «Se a giugno mi fossi permesso di vendere uno solo dei protagonisti della B mi avrebbero inseguito con i forconi, adesso sono diventati tutti brocchi e noi degli incompetenti, non siamo più capaci di fare nulla. Adesso siamo una "zizzità", ma vorrei ricordare a qualcuno che questa società in cinque anni ha garantito due serie A e una finale dei play off di serie B. Auguro di cuore di trovare chi sappia fare di meglio in futuro. In ogni modo, finché non si presenta qualcuno con soldi in mano e firme valide per gli adempimenti necessari, dovranno continuare a sopportarci»: prima di lasciare lo stadio, scortato dal servizio d'ordine e dal suo carico di amarezza e rabbia, al termine del pomeriggio più amaro della sua ormai lunga storia al vertice del Pescara, Daniele Sebastiani ha un moto di orgoglio, di ribellione. Non ci sta a piegare la testa, subire critiche e insulti senza reagire. Contrattaccare. E se le cifre per l'eventuale passaggio di consegne sono quelle di cui si parla (6 milioni di quota maggioranza e il doppio circa di impegni e esposizioni di garantire), difficile pensare a facili cambi di mano. Intanto, quasi senza bisogno di sollecitarlo, Sebastiani conferma che «è vero, con Oddo si è parlato perfino di Europa league a inizio stagione, ma non mi pare fossimo i soli a fare certi discorsi in quel periodo, dopo quelle prestazioni. Poi se le cose girano male, purtroppo non ci puoi fare nulla. Ma siamo sempre la stessa squadra. Anche oggi, col Bologna, al primo rimbalzo la palla va dentro. Che ci vuoi fare? Verre? Capita, in quei momenti la lucidità è difficile da mantenere. Ovvio a questo punto», aggiunge il presidente del Pescara, «ammettere che ci sono stati degli errori, delle sopravvalutazioni sull'organico». Ma quel che gli preme è sottolineare che l'abbaglio è stato collettivo. Mentre l'effetto complica non poco anche il premercato invernale. «Noi siamo sempre attenti, pronti a fare quel che serve per migliorare la squadra. Ma dobbiamo aspettare come si chiude l'andata prima di muoverci. Comunque il discorso è sempre stato chiaro: per chi vuole andare, la porta è sempre aperta. Andremo avanti solo con chi ci sta. Il tecnico? Oddo resta al suo posto. Abbiamo un programma sul quale continuare a lavorare». Discorso in apparenza di grande coerenza quella del massimo responsabile del Pescara, ma intorno l'aria ormai è diversa, sembra più di smobilitazione che di ricostruzione. C'è chi sussurra anche di una sorta di gioco delle parti in atto con Oddo, un rimbalzo dell'onere della prima mossa tra i due: dimissioni o esonero? Per ora si va in ritiro, a cercare di riorganizzare le idee, preparare la trasferta di Palermo al meglio possibile. Poi sarà inevitabile tirare le prime somme. E magari per qualcuno assumere decisioni importanti. E sarà un fine anno in ogni caso triste per una storia che sembrava scritta per essere solo allegria, collaborazione, successo.
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