Sebastiani, il presidente più vincente

Vita privata, curiosità e segreti dell’uomo che riesce a coniugare conti in ordine e successi: «Moggi? Un grande amico»
PESCARA. Daniele Sebastiani è l'unico presidente della storia calcistica pescarese ad aver portato i biancazzurri in serie A due volte. Per il maggior azionista del Delfino si tratta della seconda promozione nella massima serie dopo quella del 2011-12. Da dirigente, in sette anni di militanza, Sebastiani ne vanta anche una in serie B nella stagione 2009-10. Il 48enne pescarese, infatti, iniziò la sua avventura nel 2009 (dopo il fallimento del Delfino) insieme ad altri imprenditori locali: De Cecco, Caldora, Bankowski, Edmondo, Pellegrini,Di Tieri, Acciavatti, Serraiocco, Pirocchi e Di Cosimo. Una compagine che con il passare del tempo si è modificata. In questi anni molti volti sono cambiati, mentre lui ha aumentato la partecipazione portando al 52% del pacchetto azionario. Nato a Pescara il 6 marzo 1958 dal matrimonio tra Gioacchino e Annamaria, che abitavano in via Colle di Mezzo, il presidente del Pescara da bambino frequenta le scuole elementari e medie all'istituto "Virgilio". Il padre era il titolare di un'officina autorizzata Alfa Romeo, mentre la madre si è dedicata alla crescita di Daniele e della sorella Maria Concetta che gestisce lo stabilimento balneare "Belvedere". All'età di 14 anni a Ragioneria al "Tito Acerbo". Negli anni dell'adolescenza coltiva la passione per i numeri e la contabilità, soprattutto grazie ad un suo professore, Roberto Di Francesco, che in seguito diventerà il suo mentore. Dopo il diploma, infatti, Sebastiani inizia a fare pratica nello studio del commercialista pescarese e in seguito si laurea in Economia aziendale. «A Roberto devo tutto», spiega il presidente biancazzurro, «mi ha insegnato i segreti del lavoro e, soprattutto, la correttezza e la serietà. Purtroppo Roberto ci ha lasciati qualche anno fa». Dopo qualche anno di apprendistato, Sebastiani capisce che è il momento giusto per osare. È l'anno 1987, nasce l'Interservice che cambia pelle in pochi mesi, quando l'attività si concentra prevalentemente sui leasing. La società assume il nome di Interservice Leasing crescendo in maniera esponenziale e la vita di Sebastiani diventa sempre più frenetica. Dall'unione con Luana nascono le figlie Michela e Maria Cristina, che ora hanno rispettivamente 24 e 19 anni. «Tra lavoro e impegni nel Pescara mi resta poco tempo libero, ma cerco di essere presente il più possibile; per fortuna ho una grande moglie che prima lavorava con me, poi si è dedicata totalmente alle nostre figlie». Fa calcio dal 2009, ma il suo nome non è nuovo nel mondo sportivo. In passato, infatti, Sebastiani contribuisce alla costituzione di due società ciclistiche, Cantina Tollo e Mobilvetta, insieme agli ex corridori Stefano Giuliani e Palmiro Masciarelli. Gli amici lo descrivono come un uomo di personalità, dal carattere forte, disponibile, talvolta diffidente. «Dipende dall'interlocutore. Spesso non mi fido perché in giro ci sono molti incompetenti, soprattutto nel calcio, uno dei pochi settori dove un manovale può diventare architetto. In questo mondo capita spesso che un calciatore smetta di giocare e diventi subito direttore, mentre in tutte le aziende i dipendenti si scelgono in base alle competenze e ai curricula. Non sono da tanto nel calcio, perciò anch'io devo affidarmi alle conoscenze». I suoi dirigenti devono solo indicare i calciatori, l'aspetto contrattuale è roba sua. «I contratti li faccio io perché voglio essere certo di poterli rispettare». In questo ambito può contare su amicizie rilevanti. «Non è vero che nel calcio sono tutti approfittatoti. Ad esempio, Alessandro Moggi è un amico mio e del Pescara; anche grazie a lui abbiamo realizzato plusvalenze. Lo stesso vale per Mino Raiola, Dino Zampacorta, Marco Sommella, Mario Giuffredi e altri».
Di sicuro la società si presenterà in A con un bagaglio di conoscenza maggiore rispetto a quattro anni fa. Sebastiani non ha mai seguito gli umori della gente e con i tifosi in passato ha avuto qualche attrito. «Ci vuole passione, ma non bisogna farsi travolgere: i più grandi danni si verificano quando si ascolta solo il cuore». Lui, l'uomo dei conti, che mette al primo posto un'oculata gestione finanziaria del club. «Non è vero che penso solo all'aspetto economico. Potevo fare una squadra con i prestiti e salvarmi. Gli introiti sono serviti per diminuire i debiti, ma anche per accrescere il patrimonio tecnico. Penso di esserci riuscito. Il core business del Pescara sarà sempre il settore giovanile». E poi sul divorzio dal dg Repetto: «Ha il merito di aver creato questa squadra, mi sono complimentato con lui davanti a tutti. Ci siamo lasciati non per motivi tecnici». Infine su Danilo Iannascoli: «E’ un socio del Pescara e rimarrà tale, però, mi dispiace, con me non ha nulla a che vedere»
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