Sebastiani: Pescara all’attacco

Il presidente: «Voglio una squadra che faccia gioco». Il Lanciano va, ma serve più concretezza
di ROCCO COLETTI
Un punto di differenza in classifica, stessi gol fatti (14), una rete in più al passivo dei giallorossi (4): la sfida scudetto tra la Juventu e la Roma viaggia ancora sul filo dell’equilibrio nonostante la capolista abbia vinto lo scontro diretto allo Stadium. Questo perché la squadra di Garcia ha saputo trasformare in energia positiva la rabbia per la sconfitta di due settimane fa. Cavalca l’onda e l’attacco ai campioni d’Italia viaggia su due binari: oltre alla sfida sul campo c’è quella dei nervi portata anche mediaticamente. Scontro totale sulla falsariga di quanto avvenuto in passato. In casa juventina va sottolineato un fatto: nella prima occasione in cui Allegri ha cercato di modificare il 3-5-2 ererditato da Conte la squadra è andata in confusione. Non pesa il primo pareggio dopo sei successi di fila quanto il fatto di aver lasciato due punti per strada sul campo di quella che era la squadra ultima in classifica. Detto ciò, tanto di cappello al pescarese Eusebio Di Francesco e al suo Sassuolo. E al Milan di Inzaghi che ha sfatato il tabù della fatal Verona con un pizzico di fortuna e tanto contropiede. Continua a deludere la Fiorentina, eterna incompiuta. Ha rischiato grosso l’Inter, due volte sotto nel punteggio e in altrettante occasioni capace di acciuffare il Napoli per la gioia di Walter Mazzarri che tira un bel sospiro di sollievo.
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