Sebastiani: Pescara, cambia

Dopo Latina il presidente punge tecnico e squadra. Aridità e Lanciano, la felicità è doppia
di ROCCO COLETTI
La rivincita delle piccole. Sembravano partite facili per le battistrada. E, invece, il Cesena ha imposto il 2-2 alla Juve capolista e il Parma ha fermato la Roma sullo 0-0. Restano i sette punti di vantaggio dei bianconeri sui giallorossi al termine di una domenica dalle grandi emozioni aperta dall’1-1 dell’Empoli a Milano. Le piccole che fermano le grandi, la migliore risposta che il calcio possa offrire al Lotito-pensiero. Realtà cosiddette minori che complicano l’esistenza delle big: un insulto alla logica del presidente della Lazio. I contenuti della registrazione resa nota dal dg dell’Ischia Iodice non stupiscono chi segue la politica federale calcistica. Al contrario, confermano la validità delle critiche piovute sul capo della gestione Tavecchio, chiaramente “manovrata” da Lotito che comanda anche in Lega attraverso Beretta, il presidente che «conta zero» anche detto “dimmi Claudio”. L’arroganza e la presunzione in nome dei soldi hanno caratterizzato la scalata alla poltrona lasciata libera la scorsa estate da Abete. D’altronde, i padroni del vapore che stanno governando il calcio italiano sono gli stessi che l’hanno riempito di debiti e di stranieri, facendo crollare le presenze dei tifosi allo stadio. E il silenzio degli altri presidenti della serie A è quello tipico dei complici («sono e sarò amico di Lotito», ha detto ieri Galliani). E’ fuori tempo massimo Andrea Abodi, capo della serie B che ora sembra pentito dell’appoggio dato a Tavecchio ad agosto. E’ difficile che il calcio possa cambiare se stesso, quasi impossibile. A meno che la spinta non venga dalla Lega Pro, ovvero dall’epicentro dove è partito il Lotito gate. Il presidente della Lazio è impegnato a difendere Macalli, messo in minoranza dall’assemblea che gli ha bocciato il bilancio. Oggi è in programma un’altra assemblea e se dovesse cadere Macalli i potenti del calcio italiano potrebbero cominciare a perdere delle certezze. In altri Paesi la . governance del pallone sarebbe già stata mandata a casa (ammesso che fosse stata eletta), in Italia no. Qualche speranza di un ribaltone è affidata al Coni. Ma Malagò se la sente di passare dalle parole ai fatti? Ha il coraggio di iniziare una battaglia per cambiare il calcio italiano, come è stato chiesto anche dal governo Renzi?
@roccocoletti1
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