Sebastiani: questo calcio non mi appartiene più

Il patron del Delfino è sconfortato e anche arrabbiato per lo scandalo di Catania «Avevo stima di persone che hanno lavorato con me, come Delli Carri e Di Luzio»
PESCARA. Incredulità, rabbia e sconforto. Sono questi i sentimenti che Daniele Sebastiani ha provato quando è venuto a conoscenza dello scandalo di Catania.
Stavolta gli arresti hanno coinvolto alcune persone che hanno lavorato al suo fianco. Primo fra tutti l’ex ds del Pescara, Daniele Delli Carri, poi Piero Di Luzio, ex socio del Delfino, infine Fernando Arbotti, agente Fifa, che ha curato di persona il trasferimento in biancazzurro di Ransford Selasi.
«Mi fa molto male», afferma il presidente del Pescara, «perché conosco queste persone. Con loro ho avuto rapporti di lavoro e non mi sarei mai aspettato di vederli coinvolti in una simile situazione. Non posso pensare che questi professionisti si siano macchiati o prestati a discorsi di questo tipo».
Il maggiore azionista del Delfino è molto deluso da tutta questa ennesima faccenda. Ma è colpito in particolare per le persone coinvolte. Non avrebbe mai immaginato di ascoltare nelle conversazioni intercettate dalla Digos le voci di quelle persone.
«All’inizio ero incredulo, ma ascoltando le registrazioni ho provato molta rabbia, perché queste cose gettano fango su un mondo che non ha bisogno di altri scandali. Il calcio esce da questa vicenda con le ossa rotte ed è un fatto vergognoso. Mi auguro che i soggetti coinvolti riescano a dimostrare la loro estraneità, ma dalle cose che sento mi sembra difficile».
L’operazione “Treni del gol” ha dipinto uno scenario che potrebbe allontanare ancora di più i tifosi da questo sport. «Questi accadimenti fanno riflettere sull’opportunità di rimanere ancora all’interno del calcio. Così come viene descritto è un ambiente che non mi appartiene».
La vicenda mette in luce come si possano calpestare i concetti di rispetto delle regole, lealtà e sportività.
«Purtroppo il calcio è lo specchio della società. In Italia gli scandali sono all’ordine del giorno e quando vengono a galla ormai la gente nemmeno si meraviglia. Cosa dovrei pensare? Che le squadre siano iscritte a competizioni finte? Mi metto nei panni di quelle cinque società che vengono chiamate in causa. Quasi sicuramente i presidenti ignoravano le combine, invece, non solo hanno letto il nome del loro club sugli atti dell’inchiesta, ma alla fine per colpa dei calciatori potranno anche ricevere una sanzione durissima».
Il presidente della Lega B, Andrea Abodi, ha promesso un repulisti.
«Ho letto le sue dichiarazioni e le condivido appieno. Però bisogna mettere un punto una volta per tutte. Le Federazione deve fissare alcuni paletti e colpire in modo esemplare i protagonisti di questo ennesimo scandalo. Nel calcio ci sono figure che combinano danni in una società, ma poi come se nulla fosse trovano un impiego da un’altra parte. Queste vicende non possono sempre concludersi a “tarallucci e vino”, chi sbaglia deve pagare”.
Giovanni Tontodonati
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