Sentenza, tre punti deboli
La difesa: non sono mai avvenuti gli incontri di cui parlano le motivazioni
TERAMO. La speranza, in casa Teramo, è di riuscire a scacciare l'incubo della D. L'avvocato Eduardo Chiacchio, nel commentare giovedì la sentenza di primo grado, non ha esitato a definirla «lacunosa» e «scritta in fretta», dichiarandosi «fiducioso» di poterla ribaltare in appello. Nel leggere le motivazioni della sentenza, a pagina 17, c'è il capitolo che riguarda il presidente Luciano Campitelli e il suo presunto coinvolgimento nella vicenda. Riuscire a smontare quei passaggi, che a detta dei giudici certificherebbero il ruolo avuto da Campitelli ai fini della presunta combine con il Savona, toglierebbe al patron biancorosso la responsabilità diretta e, di conseguenza, ridarebbe al Teramo chance di serie B.
LE MOTIVAZIONI. Analizziamo i punti della sentenza che vengono ritenuti deboli dalla difesa. In uno di questi, per esempio, si legge: «E' il Barghigiani (ex consulente del Savona, ndc) che nel corso dell'interrogatorio reso alla procura federale in data 17 giugno, conferma che il Campitelli fosse stato presente ai due incontri tenutisi ad Albisola prima e dopo la gara, nei quali vennero perfezionati i termini dell'illecito». La difesa, su questo passaggio, ritiene di potersi basare su 14 testimoni che hanno visto Campitelli in albergo prima della partita e allo stadio dopo, fino al tardo pomeriggio, per interviste e festeggiamenti con la squadra. Nella sentenza si legge anche: «In merito, poi, alla partecipazione del Campitelli all'incontro, tenutosi nella mattinata del 2 maggio 2015, ad Albisola, ulteriore conferma ne è venuta dalle prove testimoniali raccolte in corso di dibattimento, con i testi Fabio Mignini e Pasqualino Testa, dirigenti del Teramo. Entrambi i testimoni, difatti, pur nella parziale diversità di orari indicati, hanno confermato che, intorno alle ore 12 del 2 maggio 2015, il Campitelli si assentava, per andare a riposare nella propria stanza nell'albergo dove alloggiava, per poi ricomparire intorno alle ore 13, quando la squadra, unitamente allo staff tecnico ed ai dirigenti, si dirigeva verso lo stadio del Savona». Su questo passaggio la difesa fa leva sul fatto che alle 12.30 del 2 maggio Campitelli consegna al coordinatore generale del Teramo Gianluca Scacchioli la carta di credito per pagare il conto dell'albergo di Arenzano. Questa, a detta della difesa, è la prova provata che Campitelli non è mai stato ad Albisola. Tra le motivazioni della sentenza si legge un ulteriore particolare: «Ed è Di Giuseppe, nella conversazione telefonica avuta il 30 aprile 2015, alle ore 11.35, con il Di Nicola, a lasciare intendere che aveva avuto l'assenso ad andare avanti dal proprio presidente (Di Giuseppe: "Io adesso sono stato a Campitelli, dai Ercole lunedì... eh... tutto a posto...")». La difesa, su questo punto, ritiene che nel dire "a Campitelli" si fa riferimento al bar del presidente a Roseto. La sentenza prosegue: «Ma quello che rende ancora più sicura la sua partecipazione all'illecito, è proprio la circostanza che il Campitelli abbia rincontrato, dopo la gara, e sempre ad Albisola, il Barghigiani. Incontro a cui non avrebbe avuto motivo di partecipare, se non per ribadire i termini dell'accordo illecito, stante che il Barghigiani era stato da lui conosciuto sola la mattina dello stesso giorno, non vi era alcun motivo plausibile che, di ritorno verso Teramo, in cui l'intera squadra era attesa dalla cittadinanza in festa, si fermasse nuovamente per rincontrarlo». Questo passaggio, secondo la difesa, viene smentito da ben 42 persone, 8 delle quali (compresi 6 giornalisti) messe a verbale. Nel finale del capitolo di pagina 17 si legge: "Per la riscossione del proprio compenso, il Di Nicola (si veda la conversazione telefonica delll'11 maggio 2015, delle ore 17.24, tra il Di Nicola ed il Barghigiani) si recava proprio dal Campitelli". La difesa ritiene che Campitelli, quel giorno, fosse impegnato in due consigli di amministrazione dalle 15 alle 18.30 e che quindi l'incontro con Di Nicola non c'è mai stato.
LE ALTRE. In tanti si sono chiesti come mai la Torres e la Vigor Lamezia siano stati prosciolti, in primo grado, dalla responsabilità diretta e se può esserci qualche analogia con il Teramo. Per gli addetti ai lavori i casi di Torres e Vigor Lamezia non sono associabili a quello del Diavolo perchè fanno riferimento esclusivamente al calcioscommesse. Oggi, intanto, l'avvocato Chiacchio depositerà il ricorso per l'appello che (sentenze comprese) si terrà a Roma in un solo giorno, quasi sicuramente lunedì 31 agosto.
Gaetano Lombardino
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