Settore giovanile, braccio di ferro in nome di Curi

Diritti d’autore e pubblicità ingannevole: l’Angolana di Città Sant’Angelo contro il club di Martorella
PESCARA. È ancora sottotraccia, ma all’orizzonte c’è il rischio di un braccio di ferro nel nome di Renato Curi. Uno scontro che potrebbe finire in tribunale. «C'è un'unica Renato Curi, quella di mia proprietà. Il resto solo chiacchiere». Un post su Facebook di Gabriele Bankowski, presidente dell’Angolana, ha aperto la disputa tra la società di Città Sant’Angelo e la Curi Pescara. Due società che puntano tantissimo sul settore giovanile, con la prima che è la vera erede della Renato Curi (matricola federale 81709, affiliata nel 1974). La società finita nel mirino, invece, è nata da circa 13 anni ed è titolare delle matricole 913971 Asd Curi e 943397 Asd Curi Pescara.
«Questa società», fanno sapere i vertici della Rc Angolana, «ha scelto in fase di registrazione lo stesso nome (Curi) malcelando già allora intento di disturbo nella attività della Rc Angolana visto che era a conoscenza dell’anteriorità nell’utilizzo pluridecennale del nome e della notorietà locale raggiunta dalla nostra società». E poi: «era consapevole della compresenza sullo stesso territorio delle due società di attività di scuola calcio». Non solo, perché ad irritare la società di Città Sant’Angelo è stata anche la visita di dieci giorni fa a Pescara del tecnico della Juventus, Max Allegri. «Il quale, intervistato», spiega il club di Bankowski, «ha ringraziato la scuola calcio ospitante attribuendole il merito di aver allenato campioni del mondo come Oddo e Grosso, che sono stati invece allenati dalla Renato Curi Angolana. A tale erronea affermazione non è seguita nessuna smentita o rettifica da parte della Curi che, al contrario, ha dato massima diffusione all’intervista pubblicandola sui propri social network». I dirigenti del club angolano non hanno digerito l’accaduto. «Ci chiediamo come mai un personaggio pubblico del calibro di Allegri sia stato coinvolto in questo scorretto modus operandi, forse inconsapevolmente in quello che è parso come un vero e proprio spot pubblicitario della Curi, che ha indebitamente sfruttato di fronte a milioni di telespettatori un’immagine fatta di 40 anni di storia e di successi». E senza nessuna smentita. «Se fosse stato frutto di un errore in buona fede, di certo la società avrebbe dovuto provvedere a non pubblicare sui propri canali tali inesattezze». Una sorta di pubblicità ingannevole, quella rilevata dall’Angolana. «Le famiglie potrebbero essere state indotte erroneamente a credere, vista anche l’omonimia, che si tratti della stessa blasonata società. E, invece, non è così. Appare evidente che la Curi non faccia nulla per contrastare tale rischio che può portare indubbi vantaggi d’immagine ed economici, arrecando un danno alla Renato Curi Angolana», che adesso potrebbe adire le vie legali. «Stiamo valutando», dice il patron Gabriel Bankowski, «delle azioni per tutela la nostra immagine ed eventualmente individuare delle violazioni di legge in ordine a diritto d’autore, pubblicità ingannevole, concorrenza sleale e quant’altro dovesse configurare l’atteggiamento lesivo ai danni della Renato Curi Angolana».
E dall’altra parte, Antonio Martorella, il presidente della Curi, ha replicato incredulo. «Da parte nostra non c’è e non ci sarà mai nessuna violazione. Credo che sia stata fatta confusione», afferma. «Mi dispiace perché con il presidente Bankowski ci siamo incontrati un mese fa per mettere in piedi una collaborazione. Credo che tutto ciò sia solo un equivoco». (l.d.m.)
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