Sfrontato e audace: è un Pescara al Massimo

Il 17 maggio 2015 il primo giorno: subito amore a prima vista con la piazza
PESCARA. Un anno con Massimo Oddo: 365 giorni intensi ed emozionanti. Il 17 maggio 2015 il 39enne pescarese dirige il suo primo allenamento iniziando la sua esaltante avventura. La promozione dalla Primavera alla prima squadra si materializza nel dopo-partita di Varese. Nella penultima giornata, il Pescara perde in Lombardia mettendo a rischio la partecipazione ai play off. Immediatamente, la società decide di cambiare rotta esonerando Marco Baroni al termine del match e, di conseguenza, affidare la panchina biancazzurra all’ex difensore di Lazio e Milan. Inizia così il nuovo corso: in pochi giorni, tutto cambia.
L’impatto. L’approccio è straordinario. Il 22 maggio 2015 il Delfino deve battere il Livorno per accedere agli spareggi: finisce 3-0 con Bjarnason in grande spolvero (doppietta, l'altro gol lo segna di Melchiorri). L'islandese è il protagonista indiscusso anche nel turno preliminare dei play off con la rete decisiva (su rigore) nel 2-1 a Perugia e nella semifinale di ritorno a Vicenza andando a segno nel 2-2 che sancisce l'accesso alla finalissima dei biancazzurri. La sua assenza nel match di ritorno a Bologna per l'impegno con la nazionale islandese è ancora oggi uno dei maggiori rimpianti. “Se ci fosse stato Birkir al posto di Lazzari, saremmo andati noi in A”. Questa frase caratterizza l'estate dei tifosi che ricordano quotidianamente l'errore sotto porta di Lazzari. L'ex biancazzurro colpisce debolmente di testa da posizione favorevole facendosi respingere la conclusione. Per molti, Bjarnason non avrebbe fallito quella chance. Eppure, Oddo non ha mai usato il forfait di Birkir come alibi. Anzi, nella vigilia della finale di ritorno, durante la conferenza stampa mise in atto una delle migliori performance della sua straordinaria capacità comunicativa.
«Forse non avrebbe giocato lo stesso», queste le sue parole, «perché l'ho visto stanco. Abbiamo tanti giocatori che possono fare altrettanto bene come». Non era vero, Bjarnason sarebbe stato utilissimo, ma tutti gli credettero, soprattutto i calciatori che al Dall'Ara disputarono un’ottima partita sfiorando un successo che sarebbe stato meritatissimo.
I numeri. Quella di Modena, è stata la sua 47ª gara (tra campionato e play off) sulla panchina biancazzurra. Nelle 42 sfide di campionato ha totalizzato 74 punti (media 1,76 a partita): 22 vittorie, 8 pareggi e 12 sconfitte, con 71 gol realizzati e 51 reti subìti. Nei play off della stagione 2014-15 ha collezionato 2 successi e 3 sconfitte in 5 confronti: pur avendo conservato l'imbattibilità, la serie A è sfumata per un soffio. L'ottimo lavoro è testimoniato dal feeling che Oddo ha instaurato con la tifoseria. Era impresa ardua diventare in breve tempo profeta in patria, ma la tanta gente della sua città lo ha accolto con affetto. I pochi scettici si sono presto ricreduti, forse già nella gara d'esordio contro il Livorno, nella quale la squadra ha sfoggiato una veste diversa rispetto al passato.
Sfrontato e audace. A differenza di quanto era accaduto nella gestione Baroni, Oddo ha scelto un atteggiamento propositivo e sbarazzino.
Conoscendo bene la piazza, il tecnico aveva le idee chiare sulle convinzioni da spingere. Ci è riuscito in un attimo puntando su una tattica spregiudicato che ha entusiasmato gli sportivi pescaresi, da sempre amanti del calcio champagne.
Un amore a prima vista, ispirato non solo da alchimie tattiche e bel gioco. Il suo modo di fare ha conquistato presto l'ambiente. Talvolta con scelte impopolari, come i risvegli muscolari svolti alla Nave di Cascella prima delle gare casalinghe contro Vicenza e Bologna. Una scelta felice che ha creato un legame forte tra i tifosi e il gruppo dopo mesi di frizioni e attriti.
Oltre curare il lavoro sul campo, Oddo ha sempre tenuto sotto controllo i rapporti con i calciatori e con l'ambiente. «Il Pescara deve coinvolgere, trascinare, entusiasmare», questo il messaggio da passare all'esterno. I tifosi hanno subito apprezzato tale credo e la sua strategia di comunicazione. Ovviamente, i risultati positivi hanno fatto il resto e la conferma nel torneo in corso lo hanno consacrato in maniera definitiva. Senza quel black out (3 punti in 9 gare) il Delfino avrebbe lottato fino alla fine per la promozione diretta, però c’è tempo per rimediare.
Le parole. Sincero, genuino, a volte un po' sfrontato, ma leale con tutti. Memorabili gli incoraggiamenti nei confronti dei suoi giocatori. Su Pasquato una volta disse: «Cristian ha la maglia assicurata, per gli altri dovrò decidere». Una lunga serie di frasi ad effetto per spronare un calciatore a migliorarsi. Il vero capolavoro con Caprari (13 gol in stagione).
«Non ti sei rotto - gli chiese l'anno scorso - di essere ancora un'eterna promessa?» Con molti il piano ha funzionato, altri non hanno risposto alle sollecitazioni. Ad esempio, Mignanelli, che a gennaio smise di lottare chiedendo di tornare alla Reggiana, Valoti, definito da Oddo «il trequartista più forte della serie cadetta» e poi ceduto al Livorno, oppure Cocco, la vera delusione.
Forse è troppo tardi per scuoterlo, anche se con Massimo il passaggio dalla tribuna al campo (e viceversa) può essere molto repentino. Ora testa ai play off per riprendersi quello che al Pescara è sfuggito un anno fa.
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