Show del Pistolero che sa di vendetta

29 Maggio 2015

Landa attardato da una caduta, Contador se ne va in salita da campione. Tappa a un super Gilbert, motorino umano

INVIATO A VERBANIA. Dicono che Macarena, la moglie, ieri ancora presente all’arrivo, vorrebbe un bimbo. Basta corse in giro per il mondo. La prossima potrebbe essere l’ultima annata di Alberto Contador in gruppo. Il campione ha vinto tutto, vuole chiudere al top. Insomma, purtroppo vedremo ancora poche azioni come quella di ieri. E sarà un peccato.

Perché nella tappa di Verbania, in uno scenario memorabile, il padrone del Giro d’Italia ha dato spettacolo. Ha triturato quel che rimaneva degli avversari sulla salita di monte Ologno e nella successiva discesa. Danzando sui pedali e cercando alleanze. Correndo, insomma, con la testa. Da campione.

Il Giro 2015 è andato in ghiaccio, come si suol dire. Troppo inferiori Mikel Landa e Fabio Aru (Astana). Il sorprendente Andrey Amador, l’idolo del Costarica e di centinaia di tifosi sulle strade, accenderebbe un cero alla Madonna di Guadalupe per accucciarsi sul terzo gradino del podio. Oggi si corre per la gloria sui tre Gran premi della montagna verso Cervinia, domani idem sul colle delle Finestre verso il Sestriere.

E poi il Pistolero ieri ha pure regolato un conto. Non l’ha ammesso dopo corsa. «Ho cercato solo di incrementare il mio vantaggio, niente vendette, anzi, pensavo che Aru mi seguisse...», ha detto sorridendo. Ma in corsa è stato evidente. Martedì, prima del Mortirolo, l’Astana con l’aiuto della Katusha l’aveva attaccato approfittando di una foratura e costringendolo alla rimonta. Ieri, una caduta ha spezzato il gruppo prima della salita del monte Ologno. Pochi minuti dopo che una scivolata era costata a Damiano Cunego (Nippo) una frattura alla clavicola e un trauma cranico. Zac, via sulle prime rampe dell’impegnativa salita, un balcone straordinario su uno stupendo angolo di lago Maggiore. Una salita diventata paradiso per Contador. Via di danza. Il motore di Aru ha iniziato a battere in testa, gli altri non hanno fatto meglio. Dietro Landa, attardato dalla caduta, ha dovuto rimontare.

Il Pistolero ha sentito l’odore del sangue. Nemmeno un salto di catena l’ha rallentato. Ha pure avuto la lucidità, poco prima del Gran premio della montagna (ai -30 km), di attendere il coriaceo Rjder Hesjedal (Cannondale), gran bel corridore, non a caso maglia rosa nel 2012, per avere un alleato nel successivo falsopiano e nella picchiata verso Verbania. Dietro tirava solo la Movistar di Amador, con un generosissimo Giovanni Visconti. Aru e Landa al gancio. Risultato? Altri 1’13” inflitti agli avversari, sgarbo della Valtellina restituito e maglia rosa ancora di più in bacheca. Il tutto senza vincere ancora una tappa, proprio come faceva un altro spagnolo, Migelon Induran.

Sì, perché la tappa di Verbania l’ha vinta un altro fuoriclasse, Philippe Gilbert (Bmc), che fa il bis dopo Vicenza. È uno che potrebbe a 33 anni starsene a casa a lucidare la stanza dei trofei e che invece si è infilato sin dal mattino in una fuga a 14, è rimasto staccato in salita, ha recuperato e poi ha dato la stoccata del campione all’inizio della picchiata verso il lago. Curve a tutta, velocità pazzesca. Bravo Manuel Bongiorno (Bardiani) secondo.

A fine tappa, per vincitore e cinque corridori a sorteggio, controlli degli ispettori dell’Uci. Non sui ciclisti, ma sulle loro bici. Cercavano i motorini nel telaio. Roba da tecnologia avanzata o forse meglio fantascienza. Un tempo cercavano il doping nel sangue. Anche questo è un segno del cambiamento. Meglio così.

Gilbert non lo sapeva nemmeno dei controlli sulla sua Bmc. Ci scherza su. «Un nostro sponsor produce quegli aggeggi. Me le han fatte provare quelle bici, magari si potessero usare...». Scherza. Uno così non ha bisogno di motorini. Quando corre come ieri stacca anche i motorini. Attento ct Cassani: se andrà così il belga al Mondiale americano di settembre sarà dura.

@simeoli1972

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