Sibilia: proviamo a cambiare il calcio per rilanciarlo

20 Febbraio 2019

Il presidente della Lnd è anche vice di Gravina in Figc: «Riforma dei campionati e della giustizia sportiva»

PESCARA. Quella dei dilettanti è la famiglia sportiva più grande d’Italia. Oltre 12mila società, circa 1,1 milioni di tesserati che festeggiano i 60 anni dalla nascita avvenuta nel 1959 quando la riforma Zauli ha rimodellato la federazione in tre leghe distinte (professionisti, semi-professionisti e dilettanti). Il 16 gennaio scorso a Civitavecchia la Lega nazionale dilettanti ha iniziato il ciclo dei festeggiamenti che oggi tocca l’Abruzzo con una giornata ad hoc consumata a Silvi Marina al campo Di Febo con una serie di iniziative. Saranno anche premiati due simboli dei movimento regionale. Ci saranno ovviamente le massime autorità calcistiche, a cominciare dal capo della Lnd, l’onorevole Cosimo Sibilia. Che l’anno scorso in occasione del trofeo delle Regioni ha rinsaldato il suo rapporto con l’Abruzzo. Una terra che a lui è calcisticamente cara. A Pescara, infatti, è legato l’ultimo trionfo - la promozione in serie B conquistata il 24 giugno del 1995 - dell’Avellino del compianto patron Antonio Sibilia, il papà di Cosimo. Che quel giorno era sugli spalti all’Adriatico-Cornacchia quando i biancoverdi vinsero la finale play off contro il Gualdo di Novellino grazie a un rigore parato da Landucci (oggi allenatore in seconda di Allegri alla Juventus). Per anni Cosimo Sibilia, divenuto presidente della Lnd nel gennaio del 2017, ha accostato i suoi ricordi abruzzesi a quel pomeriggio di felicità. Poi, l’anno scorso ha avuto la possibilità di girare la regione e di valutarne i pregi organizzativi e le risorse paesaggistiche. Oggi sarà a Silvi per celebrare i dilettanti con il presidente del comitato regionale Daniele Ortolano.
Sibilia, qual è lo stato di salute dei dilettanti?
«Viviamo anni di crisi economica e la mancanza di risorse è un problema che riguarda l’intero Paese. Come Lnd, grazie alle iscrizioni gratuite in Terza categoria abbiamo posto un freno all’emorragia di società, riportando la situazione in equilibrio. I dati al momento sono molto incoraggianti e spero possano migliorare di stagione in stagione».
Quali sono le prospettive a medio termine?
«Una delle priorità è la riforma della giustizia sportiva. Servono percorsi lineari e tempi certi per la soluzione delle controversie. Penso che nessuno voglia più rivivere un’estate come quella del 2018: tra corsi e ricorsi si è arrivati in autunno con squadre che non sapevano ancora in quale campionato giocare. Qualcosa di inconcepibile».
Sul piano della fiscalità che cosa chiedete al nuovo governo?
«Serve assolutamente una zona di decompressione, perché altrimenti il sistema non regge più. Per questo stiamo studiando una riforma da sottoporre al Governo che preveda l’introduzione del semi-professionismo. Con un nuovo status si otterrebbero benefici sia fiscali che tributari. I club sarebbero meno gravati e potrebbero così reinvestire le risorse, ad esempio nei vivai e negli impianti».
C’è la possibilità di allargare il numero delle squadre promosse in C per dare un senso ai play off della serie D?
«L’allargamento dei play off della serie D è un prospettiva affascinante, ma non sarà possibile immaginarla senza aver compiuto prima la riforma dei campionati, che è uno degli obiettivi della nuova governance federale. Intanto abbiamo rimesso in ordine il format della B e armonizzato le categorie che seguono, ponendo fine a tutti i contenziosi».
A livello di impiantistica sportiva avete in serbo delle iniziative?
«A Catanzaro nella prima tappa del Road Show, il tour che attraverserà l’Italia per celebrare i 60 anni della Lnd, abbiamo inaugurato il secondo campo del nostro centro di formazione in Calabria. Vogliamo creare un polo di eccellenza in ogni regione, che diventi un punto di riferimento per il territorio e che consenta una crescita significativa dell’attività giovanile. Come Lnd abbiamo anche deliberato l’abbattimento del 50% della quota necessaria per la riomologazione degli impianti in erba artificiale gestiti da società dilettantistiche. Un’ulteriore azione orientata alla riduzione dei costi di gestione per i nostri club».
Sull’obbligo di utilizzare gli under pensa a delle modifiche nei prossimi anni?
«A mio avviso l’impiego dei giovani calciatori va incoraggiato e sostenuto con convinzione. Per questo abbiamo introdotto, a partire da questa stagione, delle premialità per le società di Eccellenza e Promozione che faranno maggiore ricorso alla linea verde, utilizzando più giovani di quelli già previsti dai regolamenti. Stiamo monitorando gli effetti di questa iniziativa. I risultati ci daranno la direzione per il futuro».
Per quanto riguarda i diritti tv dei dilettanti, come pensa di poterli sfruttare in prospettiva?
«Con i diritti tv provenienti dalla mutualità e da quelli della serie D, la Lnd già realizza una serie di investimenti orientanti alla sostenibilità economica del movimento dilettantistico. Stiamo valutando ulteriori soluzioni, sempre da destinare al territorio».
Quali sono i ricordi più belli che la legano all’Abruzzo?
«La mia prima uscita da presidente della Lega Nazionale Dilettanti è stata proprio in Abruzzo, in occasione della gara di serie D tra L’Aquila ed il Rieti, pochi giorni dopo la mia elezione. Ricordo bene le emozioni provate in quello stadio. In una terra profondamente ferita dal terremoto che con fierezza ha saputo guardare avanti e ritrovare la speranza. E poi, lo scorso anno, abbiamo portato il Torneo delle Regioni in Abruzzo: un modo per aumentare l’interesse attorno al calcio della regione, guidato dal comitato regionale del presidente Daniele Ortolano».
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