Sidibé all’Atalanta passando per la Marsica

21 Febbraio 2019

Il 16enne ivoriano arrivato in Italia con un barcone e cresciuto a Collelongo ora è a Zingonia e gioca coi nerazzurri dopo essere esploso nel Capistrello

COLLELONGO. Aveva poco più di 13 anni Alassane Sidibé, quando all'inizio del 2016, insieme al fratello maggiore Hamed, lascia il suo Paese, la Costa d'Avorio, cullando un sogno: diventare un calciatore professionista. Dopo un viaggio avventuroso, i due fratelli arrivano in Libia, da dove, per mezzo di un barcone, raggiungono Lampedusa. È la metà di aprile. Non sono passati neppure tre anni e per Alassane, quel sogno coltivato da bambino sta per diventare realtà. Gioca già, nel ruolo di centrocampista, nell'under 17 dell'Atalanta ed è considerato una promessa. Con i 9 gol messi a segno, Alassane è il marcatore più prolifico della squadra di Giovanni Bosi che non nasconde l'ambizione di competere con l'Inter per la conquista dello scudetto di categoria. Alassane ha avuto la fortuna di approdare al club che, più di altri, ha scelto da sempre di puntare sui giovani del proprio vivaio. Alla cantera di Zingonia il giovanissimo ivoriano è arrivato a dicembre 2017. «La nostra scuola non crea fenomeni, fenomeni si nasce», ha dichiarato Mino Favino, responsabile del settore giovanile atalantino, in un'intervista, rilasciata qualche tempo fa a Bergamo Sport, «noi cerchiamo il talento, cioè il rapporto innato del ragazzo con la palla. Poi ci sarà la crescita tecnica, tattica, atletica e fisica».
E di talento Alassane ne ha se, dopo pochi mesi, mister Bosi l'ha voluto nella propria squadra. Fiducia della quale il ragazzo lo sta ripagando con i gol. Ma oltre al talento, Alassane ha avuto anche la fortuna di incontrare sulla sua strada persone che lo hanno aiutato e gli sono ancora vicine. A cominciare dalla giovane sindaca di Collelongo, Rosanna Salucci, che non solo lo ha ospitato, insieme al fratello e ad altri quattro giovani africani, dopo essere arrivato in Italia, ma, essendo lui ancora minorenne, ne è divenuta anche la tutrice, fino a quando una coppia di Collelongo non si è offerta di esserne l'affidataria. Oltre alla sindaca, la vice direttrice della Caritas diocesana, Lidia Di Pietro, che ottemperando alle disposizioni del tribunale per i minorenni, in collaborazione con un istituto di suore di Avezzano, ha messo a punto un progetto educativo per il ragazzo. E poi Attilio Tuzi e Filippo Lancia che, dando ad Alassane la possibilità di frequentare la Scuola calcio da loro istituita a Collelongo, si sono subito resi conto delle sue enormi potenzialità. «Vederlo giocare», dicono in paese, «era una delizia. Dotato fisicamente, spaziava per il campo e appena recuperava il pallone, con dribbling fulminanti, saltava chiunque cercasse di fermarlo e quasi sempre andava a segno».
Immediatamente Tuzi e Lancia lo segnalano al Capistrello - che milita in Eccellenza - che lo inserisce nell'organico degli Juniores.
Le prodezze del ragazzo calamitano subito l'attenzione di osservatori di diverse squadre, anche di serie A. Alassane doveva solo scegliere. E ha scelto l'Atalanta. Ma è in costante contatto con il fratello e con la famiglia che l'ha in affidamento: una coppia impegnata nel volontariato. «Per noi», dicono i due coniugi che preferiscono restare nell’anonimato, «Alassane è come un figlio. Si fa amare perché è buono, generoso. Ci telefona tutti i giorni e ascolta i consigli». Come ha fatto nel novembre 2017. La scelta dell'Atalanta è maturata infatti dopo una approfondita valutazione fatta insieme alla "sua" nuova famiglia. «Il 12 febbraio», riprende la coppia, «Alassane ci ha fatto una bella sorpresa: è venuto a trovarci. E' ripartito dopo tre giorni. Ritornerà per Pasqua. Già ne sentiamo la mancanza. Non vediamo l'ora di riabbracciarlo». Bussano alla porta. Aprono e ci troviamo di fronte un ragazzo di colore. E' uno dei cinque ragazzi rimasti in paese. Si chiama Youssouf Doumboua, ha 24 anni e proviene dalla Guinea. Con Alassane si sono conosciuti a Lampedusa. Ha trovato lavoro ad Avezzano, ma la sera torna a dormire a Collelongo. Che tipo è Alassane? «Ha un bel carattere», risponde in perfetto Italiano, «sorride sempre ed è amico di tutti. Si fa voler bene». «Sono passato solo per salutarvi», dice rivolto alla coppia, «devo andar via perché tra poco trasmettono la partita Inter-Sampdoria. E io non me la voglio perdere».
«Sapere che Alassane si stia facendo strada, mi rende felice», commenta la sindaca Salucci, che dell'accoglienza e dell'integrazione degli immigrati ha fatto una bandiera. In collaborazione con la Caritas diocesana, diretta da don Carmine Di Bernardo, infatti, la Salucci ha dato la possibilità al fratello e agli amici di Alassane di studiare e di trovare un lavoro. «Non ci hanno dato mai problemi», afferma, «si comportano in modo esemplare e si fanno volere bene da tutti».
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